I “consumi fermi”, come “il potere reale d’acquisto delle famiglie”. E poi “il reddito di cittadinanza” che, secondo i sindacati, ha contribuito a far aumentare la “mancanza di manodopera qualificata”. Matteo Salvini non solo ha rivisto i rappresentanti dei lavoratori meno di 24 ore dopo che avevano avuto un vertice con Giuseppe Conte e Luigi Di Maio, ma ne ha anche approfittato per criticare l’operato del collega allo Sviluppo economico e attaccare la misura del reddito. Sul dl Dignità, poi, il vicepremier leghista ha affondato il colpo, chiedendo delle modifiche: “Tanti rilievi sono stati mossi al decreto dignità da parte di tutte le sigle – ha dichiarato – Su questo ci facciamo carico di chiedere delle modifiche, vista l’inefficacia di alcuni passaggi. Così come sui Pir, i piani risparmio, che non permettono l’accesso al credito”. Lo ha detto il ministro dell’Interno, Matteo Salvini, al termine dell’incontro con le parti sociali al Viminale.A lui il capo politico 5 stelle ha replicato poco dopo con un post su Facebook: “Ogni giorno”, ha scritto, “riceviamo attacchi, attacchi anche al reddito di cittadinanza, attacchi ai ministri del Movimento 5 stelle. Sapete cosa penso? Amen. Io ascolto le persone che hanno ricevuto il reddito quando le incontro. E questo mi riempie il cuore. Questo è ciò per cui siamo al governo: non ci sono altri motivi”. E ha concluso citando quello che per lui è tra i risultati più importanti raggiunto finora: “E sul lavoro stiamo raggiungendo risultati: il tasso di occupazione non era mai stato così alto dal 1977. Questo anche ci dà la forza per andare avanti“.

Il leghista ha incontrato i sindacati,come già fece a luglio scorso venendo attacco dallo stesso Conte per “scorrettezza istituzionale”, e lo ha rifatto nella sede del Viminale. Quindi al termine dell’incontro ha dichiarato: “La situazione dei consumi è ferma, bisogna prenderne atto. E’ vero che aumenta il numero dei lavoratori e diminuisce il numero dei disoccupati però bisogna anche considerare la qualità del lavoro“. Quindi sul reddito di cittadinanza, misura bandiera del M5s, ha detto: “Nella grande distribuzione e nei negozi il potere reale d’acquisto delle famiglie è fermo. In tanti hanno sottolineato la mancanza di manodopera qualificata, che in alcuni casi è stata attribuita all’inserimento del reddito di cittadinanza perché dicono sarebbe più comodo non fare che fare”. Infine, ribadendo la necessità di “una manovra” vera e che non sia “il gioco delle tre carte”, ha concluso: “Per il piano straordinario di investimenti occorre discutere con l’Unione Europea alcuni vincoli europei in base ai quali nulla di quello di cui stiamo parlando da tre ore sarebbe possibile”. Salvini ha anche parlato del taglio delle tasse: “Un coraggioso e sostanzioso abbassamento delle tasse” nella prossima manovra economica, è stata la promessa. “Tutti hanno sottolineato l’importanza di investire in infrastrutture e opere pubbliche” e ha anche detto che stanno “lavorando all’eliminazione della Tasi e alla riorganizzazione della tassazione sulla casa“.

Se a luglio scorso l’incontro organizzato dal Viminale aveva aperto uno scontro all’interno dell’esecutivo, questa volta Di Maio ha cercato di sminuire il caso. “Ognuno può ricevere chi vuole”, ha detto, “ma qui riceviamo ogni giorno le parti sociali, dialoghiamo con loro e lavoriamo per risolvere problemi”. Poco dopo però, fonti interne del M5s, hanno rivelato alle agenzie il malumore per il gesto del vicepremier del Carroccio: “Salvini oggi si è improvvisato portavoce dei sindacati ed è stato smentito proprio dai sindacati che hanno riconosciuto Palazzo Chigi luogo ufficiale dove interloquire con il governo e hanno rimandato al mittente alcune proposte mai discusse, fortunatamente, tra i membri di governo. Diciamocelo chiaramente: oggi Salvini non ha fatto una bella figura. Lo diciamo da tempo: bisogna fare squadra e non dividere il governo”.

Al tavolo con Salvini c’era, anche questa volta, l’ex sottosegretario Armando Siri, indagato per corruzione e fatto dimettere dal governo a maggio scorso. Assente invece il segretario della Cgil Maurizio Landini: “La forma è sostanza e quindi se il governo è rappresentato dal presidente del Consiglio io parlo con loro”, Aveva detto al termine del vertice di ieri. Una delegazione del sindacato è però presente. In totale sono quarantacinque le sigle dei sindacati e delle associazioni delle imprese che si sono presentate al Viminale per incontrare il vicepremier Matteo Salvini. E’ numerosa anche la delegazione della Lega: oltre a Siri, sono presenti Alberto Bagnai, Massimo Bitonci, Giulia Bongiorno, Claudio Borghi, Massimo Bussetti, Gian Marco Centinaio, Claudio Durigon, Dario Galli, Giancarlo Giorgetti, Guido Guidesi, Massimo Garavaglia.

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