“Si rende conto che oggi ci sono degli stabilimenti balneari che non trovano persone per lavorare perché la gente chiede il reddito di cittadinanza? Ma questa è una cosa allucinante, è una cosa assurda”. Ancora pochi giorni fa l’ex premier Matteo Renzi spiegava così, ai microfoni di Omnibus, la carenza di personale nelle strutture alberghiere della Riviera romagnola. E’ l’onda lunga delle affermazioni di Domenico Pascuzzi, sindaco di Gabicce Mare, in provincia di Pesaro e Urbino, sull’assenza di lavoratori stagionali causata dal provvedimento del governo M5s-Lega. Ma la realtà è ben diversa, come abbiamo documentato provando a farci assumere da alcune delle strutture che a fine giugno erano ancora alla ricerca di personale.

“Lo sai come funziona? Chiaramente da noi le ore sono di più, ma il massimo in regola che si può mettere sono 6,40 ore, perché altrimenti sono tutti straordinari. Quindi lei si trova la busta e il fuori busta”. E ancora: “Lo sa vero che da noi non c’è il giorno di riposo?”. Oppure: “Se vengono eventuali controlli dell’ispettorato del lavoro sul contratto il giorno di ferie c’è… ma poi, non c’è”. Queste le frasi che una buona parte degli albergatori della riviera romagnola ci ha ripetuto a ogni colloquio di lavoro. Con la telecamera nascosta abbiamo sostenuto quindici colloqui tra Rimini, Cattolica e Gabicce, come cameriera di sala o cameriera ai piani in strutture da due o tre stelle e un paio in strutture più grandi e “di lusso”. 

Le condizioni offerte sono state le stesse in tutte le strutture medio-piccole e a conduzione familiare: 11 ore di lavoro al giorno, nessun giorno di riposo durante i tre mesi della stagione, un contratto da 6.40 ore giornaliere e “straordinari” pagati “fuori busta”. Diverso il discorso nelle strutture da quattro stelle in su. L’offerta è di 8 ore giornaliere, tutte conteggiate nel contratto, ma sempre senza giorno di riposo. Il turno è spalmato nell’arco delle 24 ore. “La colazione inizia alle 6.45 e finisce verso le 14.30, quando finisce il turno del pranzo – ci spiega durante il colloquio uno degli albergatori – Poi si ha la pausa fino alle 18 e si torna per la cena. Stesso discorso… 21.15/30/45…  dipende. Più siete bravi voi a organizzarvi ed essere veloci nel riordinare e prima andate via”. “Qui funziona così”, si giustifica un altro per il mancato giorno di riposo. C’è anche chi, illustrando il lavoro, afferma: “Poi può capitare che dobbiate stirare anche le mie cose, perché io non ce la faccio”. Assenti, invece, un paio di albergatori che, nel giorno e nell’orario stabilito per il colloquio, non si sono fatti trovare, chiedendo di ritornare il giorno seguente.

“Quando parliamo di lavoro gravemente sfruttato in riviera parliamo di una serie di condizioni tipiche in questo territorio – spiega a ilfattoquotidiano.it Manila Ricci della Adl Cobas – che vanno dal mancato giorno libero agli straordinari non retribuiti, alla vita del lavoratore all’interno dell’hotel, a disposizione h24”. Le segnalazioni arrivate al sindacato sono state molte in questi mesi. “Sono arrivate già da marzo. La paga offerte era bassa – continua la sindacalista – Mentre ora, essendoci più urgenza, l’offerta della controparte proprietaria si è alzata”. Gli stipendi che ci vengono offerti, in effetti, non sono i minimi solitamente dati agli stagionali non esperti, ma risentono dell’urgenza. Oscillano tra i 1300 euro per un lavoro di 11 ore al giorno come cameriera ai piani, cioè la donna delle pulizie che riordina le stanze, ai 1800 euro per lo stesso numero di ore e un lavoro come cameriera di sala. In busta, però, solo i 1100 euro previsti da contratto, il resto “in nero”. “I colloqui di lavoro – prosegue Ricci – ti portano, come lavoratore stagionale, a condizioni di lavoro ottocentesche. Tu contratti le tue condizioni di lavoro e la tua paga con la controparte padronale, con l’albergatore o il titolare del ristorante. Il contratto collettivo nazionale del turismo è carta straccia”. Tanti gli albergatori che durante i colloqui hanno chiesto “quanto vuoi”, altrettanti quelli incerti sulla paga perché “devono vederti al lavoro”. Nel tempo, spiegano i sindacati, sono cambiati anche i soggetti da “sfruttare”. Una volta erano i lavoratori del Sud Italia a emigrare nella riviera romagnola, oggi sono più che altro lavoratrici comunitarie dell’est o giovani migranti dell’Africa sub-sahariana.

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