Gli uomini della Guardia di Finanza hanno ricevuto ordine dalla procura di Milano di perquisire la casa di Francesco Vannucci, l’ex bancario di Suvereto, in provincia di Livorno, “terzo uomo” dell’affaire Metropol di Mosca. Vannucci è stato raggiunto da quattro militari delle Fiamme Gialle di Milano. Una perquisizione millimetrica che ha riguardato anche giardino, rimessa, bidoni della spazzatura. Nell’ambito dell’inchiesta, per corruzione internazionale, il primo a finire nel registro degli indagati è stato l’ex portavoce di Matteo Salvini, Gianluca Savoini. Quest’ultimo, presidente dell’associazione Lombardia-Russia, convocato lunedì dai pm, si è avvalso della facoltà di non rispondere. La notizia di oggi è che il secondo uomo venuto allo scoperto con una lettera a Repubblica, Gianluca Meranda è indagato per lo stesso reato e anche lui è stato perquisito.

In serata Vannucci è andato nella caserma della Guardia di Finanza di Follonica (Grosseto) per firmare il verbale al termine della perquisizione, durante la quale sono state acquisite due borse di documenti. Vannucci, il terzo italiano presente all’incontro nella capitale russa, è l’uomo indicato con il nome di “Francesco” nell’ormai nota registrazione pubblicata dal sito americano BuzzFeed. Ieri ha contattato l’Ansa dicendo di essere stato presente al meeting nell’albergo moscovita “in qualità di consulente esperto bancario che da anni collabora con l’avvocato Gianluca Meranda”, il legale romano che nei giorni scorsi era già venuto allo scoperto. A Meranda è stato notificato un avviso di garanzia. Gli inquirenti vogliono interrogarlo. Alla perquisizione dovrebbe essere presente anche il pm milanese Gaetano Ruta e un esponente dell’ordine degli avvocati di Roma, come previsto dalla legge. Meranda nella lettera aveva dichiarato di essere “un avvocato internazionalista che esercita la professione legale da più di 20 anni tra Roma e Bruxelles, anche nel ramo del diritto d’affari. Confermo di aver conosciuto il dottor Gianluca Savoini e di averne apprezzato l’assoluto disinteresse personale nei pochi incontri avuti in relazione alle trattative. I restanti interlocutori all’incontro del 18 ottobre sono professionisti che a vario titolo si occupano di questa materia, esperti sia in compravendite internazionali, sia di prodotti specifici (oil products) che in quel momento erano oggetto del negoziato. Come spesso accade in questo settore, e nonostante gli sforzi delle parti, la compravendita non si perfezionò“. 

Versione del tutto simile a quella del terzo protagonista. “Lo scopo dell’incontro – ha spiegato Vannucci – era prettamente professionale e si è svolto nel rispetto dei canoni della deontologia commerciale. Non ci sono state situazioni diverse rispetto a quelle previste dalle normative che disciplinano i rapporti di affari”. Il professionista si è anche lasciato andare ad uno sfogo: “Sono profondamente dispiaciuto di essere indicato in modo a volte ironico, a volte opaco, con lo pseudonimo di ‘nonno Francesco”. “Confido nella serietà della magistratura italiana nel capire le chiare dinamiche di questa vicenda” aveva aggiunto Vannucci, dicendosi anche profondamente rammaricato di dover mettere a rischio la privacy sua e della sua famiglia.  

I militari del Nucleo di polizia economico finanziaria della Gdf stanno lavorando, anche grazie a documenti e foto acquisiti o da acquisire (in questi giorni si parla anche di un ulteriore audio), a ricostruire il contesto. Con nuove audizioni e altri accertamenti si potrebbe capire di più su quanto accaduto nel lussuoso e storico albergo non molto distante dalla piazza Rossa: una trattativa, stando all’audio, che, secondo l’accusa, doveva portare molto denaro nelle casse della Lega – circa 65 milioni di dollari – e garantire una ‘retrocessione’ di soldi agli interlocutori russi. Un affare che però non è mai andato in porto. Ma anche la promessa di una tangente costituisce reato.

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