Quattro finanzieri hanno suonato al campanello della sua villa di Suvereto, chiedendo di parlare con lui. Con il “faccendiere” locale dalle grandi ambizioni a livello internazionale. E quindi da cui prendere le distanze. Francesco Vannucci, il possibile “terzo uomo” del Metropol di Mosca per trattare dei finanziamenti tra la Lega e la Russia, a Livorno e provincia lo conoscono in tanti. Ma più per il suo carattere “iperattivo” nel mondo delle consulenze aziendali che per la sua carriera politica. E infatti nel Pd livornese le bocche sono cucite, parlano in pochi e fioccano i “non lo conoscevo” e i “non ricordo”. Chi parla invece lo fa solo a microfoni spenti. Vannucci, 62 anni, originario del piccolo borgo di 3mila abitanti in provincia di Livorno, invece ai cronisti che si assiepano di fronte alla sua casa preferisce non rispondere dopo aver raccontato all’Ansa di aver partecipato all’incontro del 18 ottobre scorso come “consulente bancario che da anni lavora con l’avvocato Giuseppe Meranda”: “Per adesso preferisco non parlare, ma sono sereno” dice aspettando la convocazione dei pm milanesi.

Mps, la Margherita e poi nel privato – Quella di Vannucci sarebbe potuta essere una carriera come quella di tanti toscani: l’impiego in banca – Monte dei Paschi, of course –, l’impegno nella politica locale (rigorosamente a sinistra) e il ritiro a vita privata. E invece no, perché il suo carattere “istrionico” lo ha portato a battere terreni di certo più difficili, ma soprattutto internazionali. Così, dopo aver lavorato nella filiale di Venturina (Livorno) di Mps, Vannucci alla fine degli anni Novanta decide di lasciare il “posto fisso” e di mettersi in proprio come consulente finanziario e aziendale.

La sua carriera politica invece dura poco: entrato nella federazione della Margherita della Val di Cornia (Piombino, Cecina, Elba), a inizio degli anni Duemila viene nominato vicecoordinatore del partito della Provincia di Livorno anche grazie ai suoi ottimi rapporti con Federico Gelli, uomo-sanità del Pd toscano e poi vicepresidente della Regione. Quando, nel 2004, Giorgio Kutufà viene eletto presidente della Provincia, Vannucci tenta il grande salto: chiede e pretende un assessorato di peso ma Kutufà non ci sta e a quel punto il consulente di banche se ne va sbattendo la porta.

Kutufà oggi tiene i toni bassi e preferisce parlare di semplici “incomprensioni” ma nel Pd livornese alzano il tiro: “Lui conosceva Vannucci e aveva capito che era un faccendiere e di un certo tipo: per quello si rifiutò di farlo assessore”. Da quel momento inizia la battaglia personale di Vannucci contro la Margherita locale accusata, a suo dire, di piegarsi troppo ai Ds ad un anno dalla fondazione del Pd: per questo il segretario provinciale Maurizio Scatena decide di ritirargli tutte le deleghe d’accordo con la direzione del partito, nel quale, ricorda Scatena “divenne vicesegretario provinciale come esponente dell’area Piombino-Val di Cornia, da cui proveniva, e faceva parte della corrente di Francesco Rutelli“.

Sono i mesi in cui le due anime principali del nascente Partito democratico – Margherita e Democratici di sinistra – si danno battaglia per non perdere terreno: Vannucci sfida i vertici locali dei Ds e la “dittatura della dirigenza” dei popolari, ma perde: la stampa locale parla di “defenestramento”. Nel Pd della Val di Cornia rientrerà per una breve esperienza nel 2010 senza ruoli di responsabilità, prima di ritirarsi ai suoi affari poco tempo dopo: “Era un semplice iscritto” fanno sapere dai dem locali.

Il Vannucci imprenditore – In città non ci sono evidenze di rapporti con i russi o di odore di massoneria, ma solo quell’idea che Vannucci aveva “ottimi rapporti con imprese e banche anche internazionali”. “Aveva un carattere iperdinamico, una persona molto impegnata e attiva – racconta a ilfattoqotidiano.it Federico Gelli –. Mi ricordo che lo conobbi ai tempi in cui lavorava in Mps ma dopo poco decise di mettersi in proprio con le consulenze finanziarie e aziendali. Una cosa che mi diceva sempre era che aveva in mente grandi iniziative di natura imprenditoriale e che aveva ottimi rapporti con grandi aziende internazionali. Io mi ricordo che questa cosa mi aveva colpito: se lasci un posto sicuro in banca per andare a lavorare nella libera professione, significa che qualcosa da fare ce l’hai. E probabilmente anche per questo diminuì il suo impegno nel partito. Quindi, anche se non lo so perché non lo sento da almeno dieci anni, può essere benissimo che Vannucci si trovasse al Metropol di Mosca”.

Kutufà invece preferisce ridimensionare: “Per come l’ho conosciuto io mi sembra che sia entrato in una questione più grande di lui – spiega –. Lui si presenta come esperto bancario di finanza internazionale, ma questo mi sorprende perché ai tempi era un impiegato di una piccola filiale in provincia di Livorno. Bisognerebbe riportare tutto alle dovute proporzioni: Suvereto fa 3mila abitanti, è un bellissimo borgo con del buonissimo il vino ma da qui a dire che fosse il paese natale di un esperto di commercio internazionale di petrolio e rubli russi, ce ne passa. Poi in questi dieci anni ha fatto la sua carriera e quindi chissà”.

Twitter: @salvini_giacomo

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