Si sta svolgendo, in questi giorni, il festival Ecofuturo 2019, in quel di Padova.

La manifestazione è immersa in un bellissimo parco, il Fenice Green Energy Park, dove si trovano esempi di installazioni di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili.
In questo magnifico contesto, dove i giovani possono toccare con mano le nuove tecnologie dedicate agli impianti fotovoltaici, eolici e a biomassa, il festival di Ecofuturo 2019, capitanato da Jacopo Fo, Michele Dotti, Fabio Roggiolani e Sergio Ferraris propone un nutrito programma di seminari e incontri, dedicati allo sviluppo sostenibile. Relatori tecnici e politici si incontrano e dialogano sui temi delle energie rinnovabili, ma non solo (vedi programma).

In particolare, mi soffermo sul seminario dedicato alle energie rinnovabili, dato che è il settore in cui lavoro da diversi anni.

I relatori che si sono succeduti hanno tutti posto l’accento sulla difficoltà che il nostro paese continua ad evidenziare, nel proporre una vera e propria programmazione a lungo termine, appunto, sull’uso delle fonti energetiche rinnovabili. Siamo il paese, in Europa, che ha probabilmente la più alta combinazione di energia ricavabile dal sole e dal vento, eppure non riusciamo ad esprimere una progettualità che ci permetta di svincolarci dalle fonti fossili, che siamo costretti ad acquistare da altri attori internazionali, che ce le vendono a prezzi salatissimi. Queste scelte, ovviamente, si ripercuotono sui costi dei prodotti che arrivano sui mercati, impedendo un politica di contenimento di tali costi che ci renderebbe tutti più ricchi e contenti. Sì, perché il costo energetico è uno dei costi primari del settore produttivo e, se pensiamo che l’Italia è pure il secondo paese, dopo la Germania, come mercato manifatturiero, abbiamo chiuso il cerchio su uno dei grandi motivi della mancata riscossa industriale del nostro controverso paese.

Chi ci guida politicamente, senza distinzioni di sorta, pare non cogliere bene il significato che avrebbe, progettare uno sviluppo sostenibile che passi da un radicale mutamento della produzione del fabbisogno energetico, soprattutto in campo elettrico, dal fossile al rinnovabile.

A quando la svolta? Secondo me, solamente quando chi voterà lo farà senza dare retta a slogan generici, ma invece si prenderà l’onere di analizzare i programmi proposti; e lì, dare il proprio voto a chi avrà il coraggio di proporre un’economia sostenuta in maniera radicale e irreversibile dalle fonti di energia rinnovabile. Solamente con un cambio di direzione forte e irreversibile potremo dare un impulso altrettanto potente alla nostra scalcinata economia industriale. Solo con scelte forti e coraggiose potremo sperare davvero che arrivi “Il Nuovo Mondo”.

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