Estorsione aggravata, acquisto e detenzione di materiale esplodente. Sono i reati contestati dalla Dda di Bari otto persone, ritenute dagli inquirenti vicine al clan mafioso foggiano Sinesi – Francavilla arrestate dalle polizia. L’indagine ha svelato una “vera e propria attività predatoria” consistita in estorsioni nei confronti di commercianti di Foggia, costretti a versare mensilmente somme di denaro oppure a cedere prodotti.

“La batteria mafiosa alla quale appartengono i soggetti arrestati reperiva il denaro necessario per il sostentamento dell’organizzazione e dei sodali detenuti attraverso – spiegano gli inquirenti in una nota –  la riscossione di somme di denaro estorte ad alcuni imprenditori locali impegnati, per lo più, nel campo dell’autodemolizione e della ristorazione”.Un imprenditore versava sin dal 2014 la somma di euro 300 euro al mese, secondo l’accusa – Benito e Raffaele Palumbo, Antonello e Gioacchino Frascolla, Sergio Ragno, Adelio Pio Nardela e nonostante si trattasse di somme troppo onerose per la vittima, che tuttavia si piegava alla volontà degli estorsori, accantonando le somme necessarie. “Gli arrestati hanno agito senza alcuna precauzione ostentando un senso di sicurezza e di impunità, tipiche espressioni dell’agire mafioso, ponendo in essere azioni tali da determinare nelle persone offese una condizione di assoggettamento e di omertà, accompagnando, spesso, le loro pretese con la evocazione subdola e sfumata della “necessità del pagamento” per ragioni di salvaguardia della incolumità delle stesse vittime.

“Per fiaccare la resistenza delle vittime, non si facevano scrupolo di utilizzare ordigni esplosivi per danneggiare le attività imprenditoriali e vincere eventuali resistenze”: l’11 marzo scorso uno degli indagati “avvalendosi della notoria appartenenza ad una costola dell’associazione mafiosa denominata “Società Foggiana”” ha minacciato il titolare di dare alle fiamme la sua azienda in caso di rifiuto. Nel mirino degli indagati anche due bar della città. Il titolare, nel mese di febbraio 2019, era stato costretto due indagati che gli avevano ordinato di pagare indebitamente 50mila euro, minacciando, in caso di rifiuto, pesanti ripercussioni per lui e le sue attività commerciali e facendo ancora una volta valere l’appartenenza alla “Società Foggiana”. Il 25 febbraio scorso, la vittima consegnava 8.000 euro in contanti e il giorno dopo stecche di sigarette, per un valore di 7.000 euro, cui seguiva, nei giorni successivi, il pagamento di un’ulteriore tranche di 7.000 euro.

 

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

Nino Di Matteo sulle stragi di mafia del 1992: “Probabile che assieme a Cosa nostra abbiano partecipato entità esterne”

prev
Articolo Successivo

Le mafie si combattono partendo dal Nord Italia e non dal Sud

next