Ricordo bene. Correvano gli anni Ottanta dello scorso secolo e sembrava che l’economia italiana andasse a gonfie vele. Nelle indagini demoscopiche l’ambiente era ai primi posti nella graduatoria delle preoccupazioni dei cittadini italiani, quasi che a pancia piena uno si possa occupare anche del superfluo. Bettino Craxi, che tutto era fuorché uno stupido, fiutò questa preoccupazione e nel 1983 istituì il primo ministero che si occupava di tematiche ambientali, impropriamente peraltro denominato ministero dell’Ecologia. Salvo poi nel 1984 varare il primo condono edilizio. Ma i politici sono fatti così.

Siamo nel 2019. L’ambiente è scomparso dall’orizzonte del cittadino medio. Se non fosse tragica questa insensibilità, verrebbe da ridere. La situazione dell’ambiente è molto ma molto peggiore di quel 1983. Le temperature medie stanno aumentando in tutto il globo. Gli eventi atmosferici estremi sono sempre più frequenti. Secondo l’Ispra, in Italia si consumano circa due metri quadrati al secondo di terreno fertile. Lo stato di salute della fauna ittica sia di mare che di acque interne è sempre più drammatica. Nulla si fa sul fronte della prevenzione del dissesto idrogeologico.

Gli alloggi abusivi non vengono abbattuti, e in compenso l’abusivismo avanza (su cento case realizzate oggi, in Campania e Calabria 64 sono abusive; in Sicilia 57; in Puglia 39; in Sardegna 30; nel Lazio 24). Si privatizzano i beni comuni lamentandosi che non ci sono risorse, ma le risorse per opere che distruggono territorio ed ambiente continuano a trovarsi (Tav e Pedemontana veneta insegnano). La gente muore sempre più per cause ambientali dirette o indirette: ogni giorno oltre 485 persone muoiono in Italia a causa di una neoplasia, la malattia dello sviluppo. Devo continuare? No, intanto non posso continuare, sto male io stesso a riportare questi dati.

Eppure – eppure – le problematiche ambientali sono pressoché assenti nel panorama politico. Le erano nello stesso Contratto dell’attuale governo, lo sono in queste elezioni. Le preoccupazioni sono altre: i migranti (peccato che secondo il Cnr il 90% di chi sbarca sulle nostre coste sfugge anche a carestie e siccità provocate dal riscaldamento globale), il lavoro (ma quanti posti di lavoro potrebbero crearsi se ci fosse una corretta gestione del territorio?), la legittima difesa, la cannabis ed altre amenità. La stupidità e la miopia dilagano nelle tavole rotonde, sui manifesti, in rete. Alla politica non gliene frega talmente nulla dell’ambiente che pensa addirittura di acchiappare voti preannunciando iniziative che invece di tutelarlo lo depredano!

Un esempio significativo su tutti. In passato mi sono occupato del demenziale progetto di ampliamento degli impianti dell’Alpe Devero. Bene, due candidati alle regionali del Vco, un piddino, Sergio Costa, e un leghista, Alberto Preioni, prevedono il primo di modificare il Piano paesistico per poter realizzare gli impianti, il secondo di modificare le Zone di protezione speciale a favore di cave e stazioni sciistiche. Tutti d’accordo quando si tratta di alterare irreversibilmente territorio e ambiente.

Del resto, sempre in Piemonte, Sergio Chiamparino (Pd) e Alberto Cirio (centrodestra) sono d’accordo nel fare il Tav. Chiamparino è sostenuto dalla lista “Italia in comune” fondata da Federico Pizzarotti, sindaco di Parma e già grillino – e i grillini ricordo che hanno sempre fatto del No Tav una bandiera. Nella lista di Pizzarotti c’è anche Matilde Casa, insignita nel 2016 del premio nazionale di “Ambientalista dell’anno” (e che io incontrai anni fa) per aver combattuto una battaglia contro una speculazione edilizia da sindaca di Lauriano Po. La speculazione no, il buco inutile sì. Ma come dicevo sopra? “I politici sono fatti così”.

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