La recente campagna elettorale è stata foriera di sorprese. Tra le tante una merita d’esser raccontata, perché è la storia d’una piccola/grande rivoluzione elettorale in Calabria, a prescindere dall’esito finale che verrà.

Corigliano-Rossano, un complesso territoriale da poco più di un anno costituitosi in fusione tra due municipalità importanti, a seguito d’un referendum consultivo: 77mila abitanti, ovvero il comune più esteso, per superficie territoriale, della Calabria. Siamo nella Piana di Sibari: Rossano, città che fu strategica per l’Impero di Bisanzio (che non a caso custodisce il Codex purpureus), dove la terra è rossa e di sovente spira vento di Ponente, famosa per la liquirizia; Corigliano, culla dell’agricoltura di qualità, dalle clementine al riso sino alla lavanda. Siamo in pieno Daq (Distretto agroalimentare di qualità di Sibari), uno di rari esempi, in Calabria, d’imprese virtuose al servizio d’un territorio operoso, che hanno saputo innovare l’agricoltura introducendo nuove produzioni: dalle albicocche ai melograni fino alle bacche di goji. Un luogo bagnato dal cristallino mar Jonio di Capo Trionto, sede d’un porto poco utilizzato, dove nella Schiavonea di Rino Gattuso esistono una flotta peschereccia e un mercato ittico tra i più importanti del Mezzogiorno e dove di questi tempi passeggiando nei “giardini” (così li chiamano da queste parti i terreni da coltura) puoi sentire, forte, l’odore delle zagare in fiore.

Maggio/giugno 2019. Per la prima volta il Comune unico affronta le elezioni. Tre i candidati in campo: Giuseppe Graziano, appoggiato da ben 13 liste (fra cui FdI e Lega) che si è arenato al 31,14%; Gino Promenzio, medico e dirigente piddino: 9 liste che raggiungono il 28,8% e Flavio Stasi, forte soltanto di 5 liste civiche, composte da molte donne che, quasi a sorpresa, arrivano al 40,77%. Sarà ballottaggio tra il generale Graziano e il giovane Stasi, che da buon capitano coraggioso porta in dote un vantaggio di dieci punti percentuali e non rivendica nessun apparentamento successivo. Una tempesta perfetta.

Classe 1983, occhi cerulei, sorriso sornione, ingegnere formatosi in quella culla di produzione di cervelli che è l’Università della Calabria, Flavio Stasi è un attivista da sempre, impegnato in battaglie socioambientali mai urlate ma sempre rivendicate: dalla lotta alla criminalità organizzata (che in questo territorio è presente) alla tutela dell’ambiente a partire dalle bonifiche del fiume Oliva o della Pertusola di Crotone; dalla denuncia dell’emergenza sanitaria a quella dell’assenza di collegamenti ferroviari a lunga percorrenza, tanto più grave per una zona strategica come questa; dall’aver compreso l’importanza delle fonti energetiche rinnovabili ad un nuovo modo di fare politica: fresco, diretto, senza fraintendimenti o mediazioni. Il tutto condito da una mitezza caratteriale: una mano di ferro rivestita da un guanto di velluto. A volerla dire con Séguéla: la force tranquille.

Già nel 2016, col sostengo di tre liste civiche fatte quasi interamente da giovani, si era candidato a sindaco e per pochi voti non era arrivato al ballottaggio. In questi anni ha fatto il consigliere d’opposizione, schierandosi apertamente contro i soprusi, come quando fu incenerito dalle fiamme il Lulapaluza, un noto lido balneare di Rossano oggi restituito alla collettività. Ora invece dovrebbe farcela davvero al turno di ballottaggio. Sarà il primo sindaco del Comune unico, e con i suoi 36 anni il più giovane. E anche se non dovesse farcela, vincerà lo stesso. Giacché con lui vince, a prescindere, una nuova Calabria che esiste e rivendica cambiamento, a partire da un voto non più manipolabile; una Calabria che volta la pagina stereotipata della lamentazione meridionale e costruisce un nuovo Sud che sa contare sulle proprie forze e sulle proprie ricchezze. Sulle proprie intelligenze ed energie. Che sono tante. È la Magna Grecia, bellezza!

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