Per più di 20 anni una parte di Italia, e di Sardegna, si è compattata nell’antiberlusconismo. Piuttosto che discutere di lavoro, economia, diritti, pace, Europa e tante belle cose, ci si è uniti sull’opposizione a Silvio Berlusconi. Il modello di società imposto da Berlusconi no, quello non è mai stato in discussione. La corruzione e la casta, i privilegi della politica e il taglio delle pensioni basse, l’eliminazione dell’articolo 18 e l’espansione della precarietà, la guerra umanitaria e l’Europa liberista, tutto questo è passato in secondo piano. Bisognava #battereledestre. Solo che poi le destre sono diventate due: una berlusconiana e contro i diritti civili, l’altra liberista, europeista e disposta a dare qualcosa sui diritti civili. Il popolo, coi suoi bisogni, è scomparso.

Poi è arrivato Matteo Salvini. In intere zone d’Italia, in quartieri popolari e residenziali fuori dalle aree Ztl e aree pedonali, la Lega è il primo partito. Al sud, e in Sardegna, la Lega mostra una presenza che le ha fatto realizzare il salto di qualità. Si è costituito un blocco sociale, fragile ma esistente. Il blocco sociale realizzato, soprattutto da Bologna in giù, è fragile perché ha il suo segreto nell’astensionismo. La Lega è il primo partito tra coloro che vanno a votare, che sono sempre meno. All’astensionismo storico si è aggiunto un vasto astensionismo di chi non si ritrova in nessuna delle offerte politiche in campo. Il blocco sociale di Salvini non è messo insieme dal razzismo, bensì dalla proposta di dare un futuro a chi ha difficoltà a vederlo, un futuro. Salvini mette insieme operai e imprenditori, donne e disoccupati, lavoratori autonomi e pensionati.

Ora viene il bello: mentre la crescita non arriva, arriva l’aumento dell’Iva, le letterine di Bruxelles e le ben più potenti pressioni dei mercati finanziari, il taglio delle pensioni e la rabbia dei dipendenti pubblici. Funzionerà l’arma di distrazione di massa delle navi sul Mediterraneo? La risposta non sarà l’antisalvinismo, che già comincia ad ergersi a collante di ogni proposta alternativa. È lo stesso errore dell’antiberlusconismo, che in realtà non è un errore per chi non vuole cambiare nulla. È la richiesta di mettersi insieme contro Salvini, per poi però non si capisce bene a fare cosa. Il problema non è Salvini, ma cosa facciamo della Sardegna e dell’Italia. Le recenti elezioni amministrative sarde non segnano una discontinuità.

La rete “Cambiamo le regole sui tirocini – Sardegna” ha pubblicato ieri la notizia di un negozio della via dello shopping di Cagliari che cerca una tirocinante (400 euro al mese) per formarla nella mansione di commessa (un anno!), ma in realtà la vogliono già formata. Stiamo parlando di un salario minore di quello di un operaio cinese mediamente specializzato: un salario in yuan, che permette di comprare tanto. E poi vi chiedete perché le donne e gli uomini in carne ed ossa votano Salvini? Chi ha permesso che i tirocini siano così, che il lavoro non valga più nulla?

Salvini ha promesso di abolire la legge Fornero sulle pensioni, e poi non l’ha fatto. C’è un fronte che propone di abolirla? Chi? Nicola Zingaretti? Di sicuro no. Luigi Di Maio aveva preso l’impegno di reintrodurre l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori, per dare diritti a chi vive del proprio lavoro. C’è un fronte che si propone di reintrodurlo? Chi? Zingaretti? Di sicuro no. E potremmo continuare così discutendo di Europa, guerra e pace, diritti. Noi siamo per “prima chi lavora”, “prima gli onesti”, ma per davvero. Di retoriche antisalviniane, per #battereledestre, non ne abbiamo bisogno. Non ci salveranno.

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