L’esaustivo servizio della giornalista Monica Pelliccia ha riportato l’attenzione sul Piano di utilizzo di fertilizzanti e fitosanitari (Puff) della regione Toscana approvato il 30 luglio scorso e di cui già mi ero occupata. Come appare chiaramente dal video, è fuor di dubbio che il glifosato venga utilizzato anche in prossimità dei punti di captazione di acque destinate al consumo umano, perlomeno all’interno del distretto vivaistico pistoiese; tuttavia, se prima chi lo faceva poteva essere – almeno in teoria – sanzionato con multe da 600 a 6mila euro, ora, “grazie” al Puff, può farlo senza timore di multe. Peccato che glifosato, clorpirifos e gli altri pesticidi autorizzati siano tutti più o meno tossici non solo per l’ambiente, ma anche per la salute umana e una sintesi sui loro effetti è stata pubblicata.

La conoscenza sullo stato delle acque della piana pistoiese non è certo soddisfacente, visto che dai report di Arpat glifosato e Ampa (le sostanze che l’esperienza insegna essere le più frequenti) sono stati ricercati solo in cinque pozzi della Val di Nievole sui 15 complessivamente esaminati, ritrovandoli nel 100% dei casi; purtroppo però l’erbicida o il suo metabolita Ampa non sono stati ricercati in nessuno dei pozzi più direttamente interessati dall’attività vivaistica. Inoltre in uno dei pozzi della Val di Nievole, dove è presente Ampa, è stato trovato anche il clorpirifos, sostanza altamente tossica per il neurosviluppo, con concentrazione analoga a quella di Ampa: vorrei quindi soffermarmi proprio sugli effetti di glifosato e clorpirifos emersi dalla più recente letteratura scientifica.

Ricordo che il ruolo svolto dall’ambiente microbico intestinale (microbiota) nel garantire funzioni essenziali per la salute umana – quali assorbimento di nutrienti, sintesi di vitamine, buon funzionamento del sistema immunitario e nervoso – è sempre più riconosciuto dalla comunità scientifica internazionale. Purtroppo il microbiota è anche il primo bersaglio dell’inquinamento, specie nelle prime fasi della vita, sia per la cattiva qualità dell’aria che per i residui di pesticidi che attraverso gli alimenti arrivano nell’intestino.

Da uno studio recente condotto su animali da laboratorio è emerso che l’esposizione cronica a clorpirifos altera l’integrità della barriera intestinale, promuovendo la liberazione di lipopolisaccaridi che a loro volta inducono un’infiammazione di basso grado, all’origine di obesità e insulino-resistenza. Da notare che il ruolo del clorpirifos nell’insorgenza di tali patologie si è dimostrato superiore a quello della predisposizione genetica e di una dieta ricca di grassi.

Un altro recentissimo studio condotto su animali da laboratorio mostra che l’esposizione a dosi molto basse di glifosato (metà della dose considerata “sicura” dalla tossicologia ufficiale) in gravidanza, anche per una sola settimana, può causare un incremento di obesità, gravi alterazioni ovariche, testicolari, prostatiche, renali, pubertà precoce, predisposizione a pluripatologia e tumori nelle tre generazioni successive.

Per non parlare di un vastissimo studio caso-controllo condotto non in laboratorio, ma su 2961 soggetti con diagnosi di disturbi dello spettro autistico nati nel periodo 1998-2010 in California – di cui 445 con disabilità intellettiva – confrontati in rapporto 1:10 con soggetti sani, in cui è stata valutata in tutti i soggetti, sani e malati, l’esposizione a pesticidi (espressa come libbre/acro/mese) entro 2 km dalla residenza materna. Rischi statisticamente significativi di autismo sono emersi per esposizione prenatale a glifosato, clorpirifos, diazionon, malathion, avermectin e permetrina variabili dal +10% al +16%. Per il disturbo dello spettro autistico con disabilità intellettiva gli aumenti del rischio sono risultati nettamente più elevati e variabili, dal +27% al +46%.

Credo che soprattutto i genitori che il prossimo 19 maggio parteciperanno in tante parti d’Italia alla marcia per lo stop ai pesticidi siano l’espressione migliore di chi finalmente ha capito che difendere la salute dei propri figli è ormai un irrinunciabile dovere morale.

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