Il pozzo di San Pantaleo di Pistoia, da cui viene presa l’acqua destinata alla potabilizzazione si trova in mezzo a un vivaio. A primavera, i trattamenti con il glifosato, l’erbicida più usato al mondo, sono visibili. “Dove c’è il colore giallo c’è stato dato il glifosato, alle mie spalle c’è il pozzo dell’acquedotto, si tratta di acqua destinata alla potabilizzazione”, spiega Rosanna Crocini, presidente del Comitato Acqua Bene Comune, “non vengono considerate le distanze di rispetto”. L’uso di 29 pesticidi- tra cui il glifosato, il clorpirifos e cinque altri vietati dall’Unione Europea- nelle aree di captazioni di acque sotterranee destinate al consumo umano è stato autorizzato dalla delibera 43/R pubblicata il 30 luglio. Anche la provincia di Bolzano con la delibera 142 del 12 marzo scorso ha autorizzato l’uso di alcuni pesticidi nelle aree di tutela delle acque potabili.

In Toscana, l’Agenzia Regionale per la protezione ambientale della Toscana (ARPAT) denuncia il ritrovamento 49 sostanze nelle acque sotterranee, tra cui glifosato e AMPA. “Il glifosato è classificato come cancerogeno probabile, in particolare per i linfomi e per i tumori del sangue”, spiega Patrizia Gentilini, oncologa dell’associazione Medici Per L’Ambiente e residente nella zona, “inoltre agisce come interferente endocrino”. Recenti studi indipendenti dell’Istituto Ramazzini ne sottolineano la pericolosità per il sistema riproduttivo anche con dosi considerate sicure.

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