Signor Ministro,
le scrivo dopo aver letto con stupore il suo post del 28 aprile scorso su Facebook sulle emissioni dello stabilimento siderurgico gestito da ArcelorMittal in cui lei dice di voler “fare chiarezza sui numeri diffusi in queste settimane”.

Queste le sue parole: “È stato detto che la riduzione del 20% delle emissioni inquinanti annunciata con il passaggio ad Arcelor Mittal non sarebbe vera: è chiaro che tale riduzione è riferita, come intuibile, al quadro emissivo post-adeguamento, ossia una volta attuati gli interventi dettati dal DPCM del 2017 più l’addendum ambientale. Sono stati già installati i filtri elettrostatici che corrispondono alle migliori tecnologie in questo campo e nel 2021 ci saranno quelli a manica che in tutta Europa costituiranno una best practice“.

Le devo fare quattro osservazioni critiche.

1. Signor Ministro i “filtri elettrostatici che corrispondono alle migliori tecnologie” che lei dichiara “già installati” sono gli stessi di cui si vantava anche Girolamo Archinà nelle sue dichiarazioni per aver ridotto di cinque volte le emissioni di diossina. Quelli di cui lei parla sono pertanto filtri vecchi di quasi 20 anni e che, non a caso, devono essere sostituiti da tempo. Non sono quindi tecnologie da citare in positivo, anche perché vetuste e accusate dai magistrati di aver disperso polveri con diossina. Signor Ministro bisogna fare buona comunicazione e raccontare le cose come stanno.

2. La dichiarazione del ministro Di Maio (riduzione del 20% delle emissioni) non ce la siamo inventata. Il ministro Di Maio non faceva riferimento alla situazione post-adeguamento: Luigi Di Maio le dava già per installate. Ascolti questo video.

Le parole del ministro Di Maio sono inequivocabili: “Abbiamo installato tecnologie che riducono del 20% le emissioni nocive“. Sono dichiarazioni a cui non corrisponde la realtà. A cui non corrispondono i dati. Signor Ministro, non difenda Di Maio quando sbaglia per un eccesso di propaganda politica.

3. Lei, signor Ministro, fa una distinzione poi fra emissioni convogliate e non convogliate scrivendo: “Riguardo la questione dei rilevamenti di idrocarburi policiclici aromatici in area cokeria, in primo luogo bisogna spiegare una differenza sostanziale: la riduzione delle emissioni di un impianto, che sono monitorate all’uscita dei camini, sono differenti dal monitoraggio a terra, che sono i valori cui fanno riferimento alcune associazioni. I due valori non sono comparabili. Non stiamo parlando, quindi, di numeri prodotti da centraline installate all’interno di contesti abitati bensì di dati provenienti da strumentazioni poste nelle immediate vicinanze della fonte inquinante. Sono due cose differenti perchè hanno due scopi diversi”.

Converrà con me che le emissioni più pericolose dello stabilimento non sono quelle misurate all’uscita dei camini ma quelle del “monitoraggio a terra”, ossia quelle diffuse e fuggitive. Sono infatti le emissioni cancerogene che possono investire i lavoratori e potenzialmente anche l’abitato vicino. E pertanto è più che legittimo tenere sotto controllo quelle emissioni non convogliate dal camino, come facciamo noi. “Sono due cose differenti”, lei scrive. Ma proprio in virtù della differenza fin qui descritta la nostra scelta è stata più che corretta. Non a caso le centraline del “monitoraggio a terra” sono state installate dopo l’inchiesta Ambiente svenduto, e l’Ilva era restia ad essere monitorata direttamente in quel modo. Spero che lei convenga sulla assoluta appropriatezza delle valutazioni di PeaceLink in tale campo e pertanto non comprendo le ragioni di disquisizioni di tal tipo.

4. Mi consenta di osservare che il confronto da lei effettuato fra i dati del 2018 e quelli del 2017 delle centraline non serve a comprendere se ArcelorMittal inquina di più o di meno in quanto il nuovo gestore è entrato in possesso dello stabilimento dal 1° novembre 2018. E quindi che senso ha fare il confronto a cui fa riferimento lei? Noi abbiamo portato alla vostra attenzione i dati sul periodo di nuova gestione (1 novembre 2018 – 31 marzo 2019), comparati con i dodici mesi precedenti. La invito a verificare i dati della nostra tabella (che sono quelli Ispra-Arpa) per trovare se vi è un errore. Se non vi sono errori perché fare delle osservazioni non utili?

Fin qui le osservazioni critiche. Per il resto concordo con lei quando scrive che “nessuno vince in una tragedia come questa”. Ma bisogna avere l’umiltà di ammettere i propri errori quando questi sono frutto di propaganda politica. E il ministro Di Maio ha compiuto quell’errore: fare propaganda politica su un tema così delicato. Il ministro Di Maio ha dato per avvenuta l’installazione di tecnologie non installate, inventando una riduzione dell’inquinamento che non c’è stato. Anzi le emissioni della cokeria sono aumentate.

Credo che questo tipo di controllo della cittadinanza attiva faccia bene a voi e soprattutto ad ArcelorMittal. Si chiama “citizen science“. E penso che questi mesi di forte pressione mediatica (è da fine febbraio che stiamo evidenziando dati in aumento) avranno probabilmente come conseguenza una riduzione delle emissioni e una maggiore attenzione. Se in futuro i dati saranno differenti, se in futuro potremo parlare di un’attenuazione dell’impatto ambientale, tutto ciò sarà merito di questa pressione mediatica.

Ultima cosa: qualcuno si lamenta che il ministro Di Maio sarebbe stato censurato nei video diffusi in rete. Il ministro non ha risposto dopo il mio intervento ma alla fine di tutti gli altri. Gira la leggenda che Di Maio avrebbe risposto a tutti su tutto. Dal filmato integrale con le dichiarazioni conclusive del ministro Di Maio – come lei sa bene – emerge chiaramente che nessuno dei nostri dati è stato smentito e neppure contestato.

Se non si ammettono i propri errori, il rischio è quello di trasformare la politica in un credo dogmatico che difende la propria infallibilità anche contro l’evidenza della scienza e dei dati, come tristemente accadde al tempo di Galileo Galilei.

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