di Mimi Leder. Con Felicity Jones, Armie Hammer, Kathy Bates. Usa 2019. Durata: 105’ Voto: 3/5 (DT)

La travagliata e discriminata vita dell’ottimista e brillante Ruth Bader Ginsburg, una tra le pochissime ragazze ammesse alla facoltà di legge ad Harvard negli anni ’50, avvocatessa rifiutata da tutti gli studi legali della costa Est americana negli anni sessanta in quanto donna, finita a fare l’insegnante in un liceo di periferia prima di accettare il caso che sconvolgerà l’etica giudiziaria americana. Un single con madre improvvisamente inferma a carico ha scaricato le spese di assistenza ma non gli sono state rifondate in quanto uomo.

Grazie ad un pool di legali, tra cui il marito genio della tributaria e i colleghi della ACLU, nel 1972 Ruth intraprende una causa contro l’IRS, e la vince, mostrando che la discriminazione in base al sesso è incostituzionale. Stimolante caso etico e giuridico a livello storico-tematico (difendere un uomo per emancipare la donna) che trascina dietro di sé una messa in scena convenzionale e accelerata, con tante naturali e sincere sequenze casalinghe dove la parità di genere viene già mostrata all’interno della casa in cui abitano Ruth, suo marito e la figlia ribelle. Nulla di trascendentale, ma la vicenda è curiosissima, e la rassicurante panacea visiva da courtroom movie sbuca solo nell’ultima parte di film. Ruth Bader Ginsburg è dal 1993 giudice della Corte Suprema statunitense.

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