di Giancarlo Fontana e Giuseppe G. Stasi. Con Claudio Bisio, Pietro Sermonti, Massimo Popolizio. Italia 2019. Durata: Voto 1,5/5 (DT)

Buen ritiro e idillio familiare nella baita alpina dell’ex presidente della repubblica per caso, Giuseppe Garibaldi (Benvenuto presidente), vengono interrotti dai servizi segreti che rivogliono sua moglie Janis nello staff del Quirinale. Lei felice di tornare a vivere in città e lavorare in tailleur lo lascia, ma per riconquistarla Giuseppe piomberà a Roma nel bel mezzo della costruzione del nuovo governo, copia carbone della recente caotica gestazione dell’attuale esecutivo gialloverde.

Garibaldi è Giuseppe Conte, poi ci sono il sosia di Mattarella, di Di Maio e di Salvini. Equivoci, gag slapstick e demenziali, grottesco, farsa, l’indecifrabile comicità del film naufraga subito nei doppi del reale talmente prevedibili, grossolani, aleatoriamente caricaturali, che quando Salvini-DiMaio inseriscono l’auricolare nell’orecchio del premier più che ad Ambra pensi agli spot dell’Amplifon. Per carità, a livello di confezione queste commedie non sfigurano (la combinazione taglio di montaggio frenetico, punto dell’inquadratura originalmente a casaccio, musica in abbinamento al ritmo del montaggio). Ma l’impressione di fondo è che l’evento governo Lega/5Stelle sia talmente inimmaginabile e traumatico che la comicità italiana non riesca a trasfigurarlo. Esempio lampante della non risata sono le felpe di Salvini. Non basta mettere al posto della scritta Polizia (realtà) quella di Governo (film). O Salvini fa già ridere di per sé oppure ci vuole uno sforzo creativo aggiuntivo bello grande.

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