“Qui oggi celebriamo il coraggio, la libertà e il feroce atto della creazione!”. È stata la voce potente e decisa dell’88enne “combattente” Jane Fonda ad aprire martedì sera ufficialmente la 79ma edizione del Festival di Cannes. Sottolineando quanto sia fondamentale il cinema perché “noi qui raccontiamo storie, e questo è un gesto di resistenza, di resilienza, specie in tempi così bui come quello che stiamo vivendo”. Ad accompagnarla la grande attrice cinese Gong Li, “una dall’est, l’altra dall’ovest, ma siamo unite dal linguaggio universale dell’arte”. Due icone del grande schermo hanno dunque alzato il sipario del principale festival cinematografico del mondo, la cui cerimonia inaugurale è stata condotta con vigorosa e ironica eleganza dall’interprete francese Eye Haïdara, che pure ha esordito sul palco del Grand Théâtre Lumière con uno statement inequivocabile: “A tutti coloro che provano a resistere, qui e ovunque, buona sera e benvenuti!”.
Difficile era non trovare riferimenti al drammatico clima internazionale in un contesto ove, da sempre, si prova a celebrare la libertà, la pace, la diversità.
Dal canto suo, anche per ragioni di sopravvivenza, la kermesse guidata da Thierry Frémaux non ha rinunciato a esprimere il tradizionale glamour, a partire dall’iconica Montée des Marches ove salgono le stelle della settima arte. E ieri sera vi è salito anche il cineasta quest’anno designato a ricevere una delle due Palme d’oro d’onore, Sir Peter Jackson. “Io non sono un tipico regista da Cannes, nel senso che i miei film non sono adatti a questo festival… quindi mi sorprende e onora enormemente questo vostro tributo” ha dichiarato il regista neozelandese autore di opere passate alla storia come la saga de Il Signore degli Anelli. A consegnargli il premio, infatti, è stato Elijah Wood – indimenticabile interprete di Frodo – visibilmente emozionato. E poi non sono mancati i Beatles, di cui Jackson ha riesumato footage inediti dedicando loro ben tre lavori, fra cui la miniserie Get Back: una cover del celeberrimo brano è stata eseguita alla presenza del regista che teneva il tempo e cantava divertito.
Il ricco programma di Cannes si è poi avviato con la commedia fuori concorso La Vénus électrique di Pierre Salvadori: un’operina mediocre ma di piacevole visione ambientata nella Parigi degli anni Venti del secolo scorso, in cui un giovane pittore (Pio Marmaï) non riesce a dimenticare la moglie morta in un incidente. Per questo si rivolge a una giovane (Anaïs Demoustier) che si spaccia per sensitiva, ma nella realtà lavora al luna park come la “venere elettrica”, un’attrazione da baraccone tanto in voga in quei tempi. Il tema è l’inganno a fin di bene, che naturalmente incrocia i destini e svela segreti inconfessabili. Purtroppo, si diceva, il film non mette in scena un cinema di qualità quale il festival di Cannes esigerebbe, anche per la sua apertura; tuttavia negli ultimi anni la tendenza è quella di proporre commedie di questo tipo capaci di aprirsi al grande pubblico e di uscire immediatamente nelle sale locali.
Il concorso ufficiale, invece, aprirà oggi. Con 22 titoli da ogni dove, e nessun italiano come già noto, sarà oggetto di giudizio dalla giuria internazionale guidata dal talentuoso sudcoreano Park Chan-wook, creatore di capolavori come Old Boy, Decision To Leave, Lady Vendetta e il recente No Other Choice.