Ieri Roberto Fico, oggi Luigi Di Maio. La revoca della scorta al giornalista Sandro Ruotolo continua a far discutere, ma non tanto per gli interventi della politica e per la promessa di accertamenti sulla decisione del Viminale, quanto per la presa di posizione di Roberto Saviano. Lo scrittore nel pomeriggio di domenica ha chiesto alla Rai di mandare in onda in prima serata #LaBestia, il reportage di Ruotolo sulla propaganda social del ministro dell’Interno Matteo Salvini, titolare del dicastero che ha deciso di togliere la protezione al giornalista minacciato dai casalesi. Dalle parole e dalla tempistica delle dichiarazioni dell’autore di Gomorra si evince una sorta di collegamento tra il provvedimento su Ruotolo e la sua inchiesta sul consenso via web del leader del Carroccio. Luigi Di Maio, invece, non ha offerto nessun tipo di spiegazione o collegamento per definire “assurda la revoca della scorta“.

Le parole di Di Maio e Fico: tutti dalla parte di Ruotolo – “Oggi torno a Roma e mi informerò per capire cosa sia successo” ha detto il vicepresidente del Consiglio, secondo cui “se non ci sono rischi per Sandro – ha detto Di Maio – non devo dirlo io ma i tecnici. Allora okay. Ma se invece è stata fatta una scelta imprudente – ha continuato – Ruotolo merita la scorta perché lui è uno di quei giornalisti di questa terra che si è battuto nella lotta alla criminalità organizzata e alla camorra“. Sulla stessa linea d’onda le parole di Roberto Fico, che ieri sera a Che tempo che fa ha sottolineato che “lo Stato deve essere vicino ai giornalisti e tutti i cittadini che parlano e scrivono di mafia, denunciano la mafia e i mafiosi. Non conosco la vicenda nel merito – ha specificato – ma sono convinto che si farà un ulteriore approfondimento su questa decisione, mi fido delle istituzioni“.

Saviano: “La Rai mandi in onda l’inchiesta di Ruotolo su Salvini” – Ad accendere la polemica politica ci ha pensato nel pomeriggio di domenica Roberto Saviano. Lo scrittore non lo dice, ma sembra voler mettere in relazione la decisione del ministero dell’Interno al lavoro del cronista minacciato dai clan di Casal di Principe. L’intervento di Saviano su Facebook non lascia spazio ad interpretazioni alternative: “Lo sapevate che buona parte del traffico connesso alle bestialità del Ministro della Mala Vita sui social media è veicolato da: 1) account fasulli che rilanciano gli hashtag prodotti da Salvini&Co; 2) account statunitensi connessi alla NRA (National Rifle Association) ovvero la potentissima lobby delle armi, capace di condizionare la politica americana ai più alti livelli: non a caso Salvini preme per la riforma della legittima difesa. E sapete tutto questo chi lo ha spiegato nel dettaglio? Sandro Ruotolo per Fanpage.it“. Poi l’appello a Viale Mazzini: “Sarebbe bellissimo, per dare maggiore diffusione a questa importante inchiesta, che la Rai, e in particolare la Rai2 di Carlo Freccero (che conosce bene il valore di Sandro Ruotolo e la sua professionalità), trasmettesse in prima serata #LaBestia, il reportage di Ruotolo su come la politica utilizza i social media per orientare il consenso. Tra le altre cose a spese di noi contribuenti“.

Gian Carlo Caselli: “In Italia chi comunica bene e racconta cos’è la mafia è considerato un problema” – Sulla questione è intervenuto anche il magistrato Gian Carlo Caselli: “Spero non si sia deciso sulla base di criteri puramente burocratici perché sarebbe sbagliato. A Napoli si spara ancora, questa gentaglia dei Casalesi del clan Zagaria continua ad avere degli alleati, delle presenze”. Ai microfoni de ‘L’Italia s’è desta‘ a Radio Cusano Campus, Caselli ha anche sottolineato che “nel nostro Paese chi agisce con rigore, coraggio è visto un po’ come un marziano e chi ha la schiena dritta diventa un bersaglio. Il fatto è che per molte persone il problema non è il male, ma raccontare questo male. Spero che non siano questi i motivi che hanno portato a togliere la scorta a Ruotolo – ha aggiunto – Ovviamente non è che uno si sveglia la mattina e decide di togliere una scorta. Ma a me non sembra il momento di dire che la mafia è sconfitta. In un Paese che ha problemi di comunicazione, chi comunica bene e racconta cos’è la mafia è considerato un problema”.

L’ex procuratore di Torino e Palermo poi ha raccontato di come ha appreso la notizia: “Ieri ero a Trieste, alla terza giornata di un lungo incontro di tanti giovani di Libera sui problemi delle mafie e della corruzione – ha dichiarato Caselli – Viene data la notizia di questa revoca e scatta un lungo, fortissimo, applauso. I ragazzi non hanno capito, sanno chi è stato Ruotolo e questo applauso oltre che affetto e vicinanza significava anche incredulità. Ruotolo – ha detto ancora il pm antimafia – ha dato fastidio per il coraggio con cui ha affrontato i problemi della mafia e per questo è finito nel mirino. L’elenco dei giornalisti uccisi dalla mafia è lunghissimo, e lo dico per scaramanzia. C’è una commissione centrale che valuta le segnalazioni delle singole questure e prefetture – ha spiegato Caselli –  e dopodiché decide in base a dei suoi criteri e parametri. Ma naturalmente in questa materia c’è tanta discrezionalità“. “Per i mafiosi – ha continuato Caselli – è troppo quando un giornalista fa inchieste approfondite e quindi i mafiosi, anziché continuare a fare i loro affari vergognosi e schifosi senza che nessuno se ne accorga, incontrano ostacoli perché l’opinione pubblica si fa più avvertita. Loro temono la parola – ha concluso – la critica, consentire alla gente che la mafia non è solo un problema di ordine pubblico, è un problema che inquina la politica, l’economia, pezzi dell’informazione che non sono come Ruotolo. La mafia teme chi si mette di traverso”.