“Dimissioni irrevocabili ed immediate”. Vincenzo Barone, il direttore della Scuola Normale di Pisa, travolto dalle polemiche sul suo progetto di aprire una seconda sede a Napoli, ha deciso di abbandonare il ruolo che ricopriva dal 2016 . Il chimico si è ritirato questa mattina, presentando una lettera, che risulta “già al protocollo della Scuola”, alla seduta del Senato accademico, durante la quale sarebbe stata votata la proposta di sfiducia presentata dagli studenti. La decisione è maturata nella notte dopo che ieri pomeriggio Barone aveva annunciato che avrebbe valutato come comportarsi solo dopo aver appreso i termini della mozione.

“Non ho nulla da commentare, d’ora in avanti penserò un po’ di più alla mia salute“, ha detto questa mattina. Anche i suoi fedelissimi devono averlo convinto che la battaglia era ormai persa e un ulteriore muro contro muro, dicono in molti a Palazzo della Carovana, avrebbe solo “ulteriormente danneggiato l’immagine della Normale e anche quella dello stesso direttore”. Ieri infatti le assemblee del personale avevano dato mandato ai loro rappresentanti nel Senato accademico di votare la sfiducia, il pronostico parlava di 12 voti a favore della mozione e un astenuto, il vicedirettore che ricopre un ruolo di garanzia.

Il progetto di ‘clonazione’ della Scuola Normale al Sud, con partner l’Università Federico II di Napoli, aveva scatenato diverse critiche. Tra i primi a contrastarlo il sindaco di Pisa, Michele Conti, e dal deputato Edoardo Ziello, entrambi della Lega. Al professor Barone i due esponenti leghisti avevano lanciato l’accusa di voler togliere centralità, prestigio e risorse alla città di Pisa che da 208 anni ospita la sede di una delle maggiori scuole d’eccellenza. “Le dimissioni del direttore della Scuola Normale superiore di Pisa, Vincenzo Barone, sono il giusto epilogo di una vicenda che rischiava di svuotare una delle identità più prestigiose del nostro territorio con progetti non concordati con i docenti, né con gli studenti. In ogni caso, massimo rispetto per Barone, pur non avendone condiviso i metodi da direttore”, ha commentato in una nota lo stesso Ziello. “Mi verrebbe da dire ‘sic transit gloria mundi’, ma al di là di questo sono contento che la Scuola Normale superiore sia rimasta a Pisa senza nessuna gemmazione, e questo lo dobbiamo alla sensibilità dei nostri ministri, in particolare del ministro Lorenzo Fontana”, ha poi aggiunto il parlamentare in un video su Facebook, mettendosi a disposizione del corpo docenti e degli studenti della Normale per “valorizzare ancora di più la nostra eccellenza accademica territoriale”.

“Non spetta a me commentare le scelte interne della Scuola Normale Superiore o del suo direttore che si è dimesso. La mia è stata una battaglia per la città di Pisa, troppo spesso in passato depauperata delle proprie eccellenze”, ha invece affermato il sindaco della città, Michele Conti. “Auspico per la Scuola Normale che dopo questa vicenda corpo docente, studenti e ricercatori – ha continuato il primo cittadino – sappiano ritrovare l’armonia necessaria per continuare a rappresentare quell’eccellenza che caratterizza la Scuola in tutto il mondo”.

“Dal punto di vista politico – ha poi spiegato a Sky Tg24 l’ormai ex direttore Barone  – quello che non ha funzionato è stata un’interferenza indebita della politica locale sull’autonomia dell’università. Da un punto di vista interno della Scuola Normale mi è più difficile rispondere, perché l’affermazione che questo progetto non fosse noto è per me difficilmente accettabile”. Già ieri, intervistato da ilfattoquotidiano.it Barone non aveva nascosto la sua amarezza. “Al di fuori di Pisa devo dire che la solidarietà è stata totale, ho una lettera del ministro che mi invita a non dimettermi, in più c’è stato un documento firmato da più di 300 intellettuali, c’è un sito fatto dagli studenti di Napoli che ha raccolto più di 500 firme”, ha continuato. Ma le dimissioni, ormai, sono definitive.

Nel frattempo il ministero ha confermato la sperimentazione triennale di una Scuola superiore a Napoli, stanziando 50 milioni di euro, ma senza utilizzo del “brand” Normale, mettendo così d’accordo (almeno sulla carta) tutte le parti, ma di fatto stravolgendo l’idea iniziale di Barone che aveva pensato il progetto già nel 2017, poco dopo il suo insediamento.

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