Una commemorazione sul luogo dell’omicidio, in viale della Libertà, a Palermo. E un raccoglimento davanti alla tomba, a Castellammare del Golfo, la località in cui era nato in provincia di Trapani. La Sicilia ricorda Piersanti Mattarella, fratello del presidente della Repubblica, ucciso il 6 gennaio 1980. La matrice dell’agguato conduce, secondo gli ultimi spunti investigativi, a un asse tra mafia e terrorismo neofascista, con il possibile coinvolgimento dei Nar, i Nuclei armati rivoluzionari, organizzazione neofascista. “Se oggi le istituzioni a Palermo non hanno più il volto della mafia e se a Palermo e in Sicilia si è avviato un cambiamento politico e culturale lo si deve anche al sacrificio di Piersanti Mattarella – ha detto il sindaco di Palermo Leoluca Orlando, che dell’allora presidente siciliano fu stretto collaboratore – Al suo impegno concreto per rompere il sistema di potere affaristico-mafioso che governava a Palazzo d’Orleans e oltre”.

A ricordare Mattarella i presidenti delle Camere. “Nella politica, nelle istituzioni, come nella società civile – ha scritto la presidente del Senato Maria Elisabetta Alberti Casellati – il nostro Paese ha più che mai bisogno di persone perbene che lottino per una società più giusta, più sicura, più libera, senza nascondersi e rifuggendo dall’indifferenza e dall’egoismo. Anche a distanza di decenni, Piersanti Mattarella, in questo senso, resta un esempio tragicamente illuminante”. Il presidente della Camera Roberto Fico ha sottolineato che “il suo operato è stato ispirato a un rigoroso principio di trasparenza nella spesa pubblica, alla responsabilità nell’azione amministrativa, all’affermazione della legalità nel contrasto del fenomeno mafioso: una politica con le carte in regola che ha fatto di Piersanti Mattarella un esempio importante per la sua amata Sicilia e per tutto il Paese”.

L’omaggio alla memoria di Mattarella arriva anche dai due ex presidenti, Piero Grasso e Laura Boldrini, ora entrambi esponenti di Liberi e Uguali: “Voleva la nostra terra ‘con le carte in regola’ – ha ricordato l’ex procuratore nazionale antimafia, che da magistrato accorse sul luogo dell’omicidio – e lavorò per rompere le collusioni tra politica e mafia, ma quell’omicidio fu chiaramente un modo per impedire questo rinnovamento politico e culturale. L’antimafia di Piersanti Mattarella era nei fatti: nel lavoro onesto, negli appalti trasparenti, nell’esclusione delle clientele. Per questo siamo chiamati a far conoscere la sua storia, soprattutto ai più giovani”. “Ricordare e onorare il suo nome ci aiuta a non abbassare mai la guardia nella difesa dello Stato contro ogni mafia” ha aggiunto la Boldrini.

Il M5s, con i capigruppo Stefano Patuanelli e Francesco D’Uva, chiede verità per “una ferita nella storia della Repubblica Italiana”. “Dopo 39 anni – sottolineano – non c’è ancora la verità sui chi siano stati i mandanti. Questo deve essere un impulso perché è tempo di fare luce su capitoli così oscuri della nostra storia. Solo cosi potremo guardare con serenità e fiducia al futuro del nostro Paese”. Un delitto, aggiunge la presidente della commissione Giustizia della Camera Giulia Sarti (M5s) “rimasto senza verità. Speriamo vivamente che le nuove inchieste possano fare luce”.