La strada dove abitano i Riina intitolata a Cesare Terranova, il magistrato ucciso perché per primo cominciò a indagare sui corleonesi. E l’asilo nido comunale dedicato a Caterina e Nadia Nencioni, le due bambine morte all’età di nove anni e cinquanta giorni nella strage di Via dei Georgofili a Firenze del 27 maggio 1993. A Corleone si riparte dai messaggi, dai simboli. Che in una terra che vive soprattutto di segnali sono fondamentali.

Da sabato 17 novembre via Scorsone, la strada dove abita la famiglia del boss Totò Riina cambia nome: si chiamerà via Cesare Terranova, come il giudice istruttore assassinato insieme al maresciallo Lenin Mancuso, il 25 settembre 1979. Terranova fu  il primo magistrato a cercare di capire la potenza criminale del giovane killer capace di scalare Cosa nostra. L’iniziativa – come racconta Repubblica – è delle tre commissarie che reggono il comune di Corleone dopo lo scioglimento per mafia. Giovanna Termini, Rosanna Mallemi e Maria Cacciola, sostenute dalla prefetta di Palermo Antonella De Miro, hanno deciso di dare un segnale chiaro in una città che a fine mese torna al voto. E hanno cambiato nome anche all’asilo di Via Punzonotto: sarà intitolata alle due giovanissime vittime di Cosa nostra.

Già qualche mese fa le commissarie aveva dimostrato di non avere alcun timore reverenziale per i Riina: mandarono i messi comunali a casa di Ninetta Bagarella per notificare un’ ingiunzione di pagamento della tassa sui rifiuti. La moglie del capo dei capi, morto esattamente un anno fa, non aprì neanche il portone di casa: qualche settimana dopo, minacciata di pignoramento, chiese di rateizzare il pagamento.

Dopo lo Stato toccò alla Chiesa lanciare un messaggio: l’arcivescovo di Monreale, monsignor Michele Pennisi, ha ordinato che le processioni non devono più passare sotto casa dei Riina. Il motivo? La processione di San Giovanni Evangelista – come aveva raccontato il giornalista Salvo Palazzolo – si era fermata davanti al civico 24, sotto casa del capo dei capi di Cosa nostra. Il giovane confrate che aveva suonato la campana per sottolineare la sosta è stato recentemente condannatao a sei mesi. Le commissarie, di recente, si sono fatte segnalare anche per un altro gesto: hanno organizzata una festa con gli studenti per commemorare Giuseppe Letizia. Era un pastorello di 13 anni ucciso dal medico boss Michele Navarra con un’iniezione vitale perché fu testimone dell’omicidio di Placido Rizzotto. In settant’anni nessuno l’aveva mai commemorato.

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Mafia, il pentito Giovanni Brusca: “Dopo le stragi volevamo rapire l’editore del Giornale di Sicilia a scopo estorsivo”

next
Articolo Successivo

Mafia, maxi condanne in appello per il clan di Pagliarelli: “Una donna era il tramite con i narcos sudamericani”

next