Un processo su uno dei disastri più gravi della storia recente che rischia di perdere per strada la maggior parte dei reati contestati agli imputati per prescrizione. E alle invocazioni dei familiari delle vittime perché questo non accada, si aggiunge la consapevolezza che la perdita di 32 vite e i danni non hanno di fatto migliorato la sicurezza. È in questo scenario che si torna in aula per l’inizio dell’appello per la strage di Viareggio: gli imputati sono 32 e tra loro ci sono (condannati in primo grado) vari ex manager di Ferrovie e delle altre società del gruppo (tra cui gli ex ad Mauro Moretti e Michele Mario Elia).

Quali capi d’accusa cadono in prescrizione e cosa resta in appello
In aula avrebbe dovuto esserci anche il ministro per la Pubblica Amministrazione Giulia Bongiorno. L’avvocato, già difensore di Giulio Andreotti e Raffaele Sollecito, era scesa in campo un anno fa per difendere in appello Enzo Marzilli, all’epoca dei fatti manager di Rete Ferroviaria Italiana, condannato a 6 anni dal Tribunale di Lucca. Ma, a quanto pare, la ministra ha rinunciato e sarà sostituita.

Basterebbe questo per dipingere una sfida alla Davide contro Golia, se non fosse che, in questa battaglia, Davide ha anche una mano legata, dai lacci della prescrizione. Non solo in appello sarà “cancellato” il reato di incendio colposo, ma, se la Corte d’appello di Firenze non dovesse riconoscere l’aggravante del disastro sul lavoro, cadranno in prescrizione pure l’omicidio colposo plurimo e le lesioni gravi e gravissime. Resterebbe in piedi solo il disastro ferroviario. Una strage dopo la strage, per i familiari delle 32 vittime del 29 giugno 2009.

“Legge Viareggio”: i familiari delle vittime protagonisti della riforma della prescrizione
Il loro presidente, Marco Piagentini – che nell’incendio perse la moglie Stefania, 39 anni, e due figli, Luca e Lorenzo, 4 e 2 anni, riportando a sua volta ustioni su tutto il corpo – da anni chiede, invano, che gli imputati rinuncino alla prescrizione. Per la riforma, insieme ai comitati di altre stragi italiane, ha formulato delle proposte, per questo è stato chiamato in Commissione Giustizia, lunedì 12 novembre per un’audizione informale. Ma sulla “legge Viareggio”, così si chiamerà la riforma – un riconoscimento simbolico, visto che, non toccherà i fatti già avvenuti – il governo è spaccato in due. Da una parte, il ministro della Giustizia Alfonso Bonafede (M5S) spinge perché diventi operativa il prima possibile. Dall’altra, proprio Giulia Bongiorno vorrebbe rimandarla a una futura riforma del processo penale.

Per D’Apote, avvocato di Moretti, condanne gonfiate da “invidie, pulsioni collettive tanto astiose quanto ingiuste”
Più agguerrito che mai si presenta all’appello Armando D’Apote, difensore di Mauro Moretti, ex amministratore delegato di Ferrovie dello Stato, condannato in primo grado a 7 anni per il ruolo in Rfi. Nel ricorso, D’Apote ha chiesto alla Corte d’appello di Firenze l’assoluzione del suo assistito e ha definito il “fatto” ingigantito “a dismisura”. “Il processo riguarda un fatto connotato da una tragica semplicità, che si è voluto ingigantire a dismisura inseguendo narcisismi, revanscismi, invidie, pulsioni collettive tanto astiose quanto ingiuste”.

Il processo cambia nome: il primo imputato è stato freddato a colpi di pistola
Non potrà difendersi in appello l’imputato Salvatore Andronico, condannato in primo grado a 9 anni e 6 mesi per il ruolo rivestito, all’epoca dei fatti, come dirigente del settore sicurezza della divisione Cargo di Trenitalia. Andronico, che, per l’ordine alfabetico degli imputati, dava il nome al processo di Viareggio, è scomparso il 21 ottobre a Sesto Fiorentino, insieme al figlio di 31 anni, Simone, freddati da un vicino di casa, con pistola legalmente detenuta, per un futile motivo.

A nove anni dalla strage di Viareggio, non è cambiato quasi nulla
Quella che passa nelle mani dei giudici fiorentini non è solo la sorte degli imputati, ma quella del sistema ferroviario europeo, in una partita per la sicurezza dove la competitività richiesta dal libero mercato frena gli interventi che i familiari della strage di Viareggio chiedono da 9 anni. Se il dispositivo anti deragliamento è ancora “facoltativo” per l’Agenzia ferroviaria europea, e quindi adottabile su base volontaria, è sempre una direttiva europea che rende non obbligatoria la valutazione del rischio per il trasporto di merci pericolose. Ferrovie dello Stato sostiene di aver fatto degli studi e un piano operativo, ma al fattoquotidiano.it non li ha mostrati. Ad oggi, i vigili del fuoco non sanno quali merci pericolose attraversano i centri abitati e a che ora: in caso di incidente, non possono intervenire adeguatamente. Dopo la strage di Viareggio, l’Agenzia Nazionale per la Sicurezza Ferroviaria invitò le aziende a ridurre il limite massimo di velocità per le merci pericolose, da 100 km orari a 60, ma solo in corrispondenza degli scambi in stazione, non lungo tutti i centri abitati. Esistono cisterne a prova di squarcio, ma ad oggi non sono obbligatorie per sostanze come il gpl. Del resto, quelle della strage di Viareggio, erano state noleggiate per 25,20 euro al giorno. Non esiste, ad oggi, l’obbligo di dispositivi retrovisivi, come le telecamere, in cabina. Nel caso di Viareggio, il macchinista frenò il convoglio quando sentì un rumore di “sferragliamento”. Aveva il finestrino abbassato, perché era il 29 giugno e faceva caldo.

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