Nonostante il compromesso sulla prescrizione raggiunto dopo il vertice di Palazzo Chigi (inserita nel disegno di legge Anticorruzione, ma in vigore da gennaio 2020 assieme alla riforma del processo penale, scritta con una legge delega in scadenza nel dicembre 2019, ndr), tra M5s e Lega le distanze restano. Perché se per Riccardo Fraccaro “anche se dovesse cadere il governo la prescrizione entrerà in vigore comunque dal primo gennaio 2020“ e per lo stesso Di Maio il provvedimento, pur entrando in vigore dal 2020, sarà comunque “già legge”, con la precisazione che riforma penale e prescrizione “sono cose separate”, in casa Lega l’interpretazione è opposta. Tanto che è la stessa ministra per la Pubblica amministrazione Giulia Bongiorno a precisare, in modo chiaro: “Se la riforma del processo penale dovesse saltare, magari in caso di caduta del governo, la prescrizione entra comunque in vigore come dice Fraccaro? Dobbiamo ragionare sui fatti, ma si tratta di due riforme che sono collegate in modo inscindibile“.
Ma non è l’unico caso. Perché, al di là di quanto rassicurava poche settimane fa Salvini, un testo concordato tra M5s e Lega manca anche sulle norme per la trasparenza sul finanziamento a partiti e fondazioni. Al centro della contesa c’è la norma che imporrebbe l’obbligo di trasparenza solo per i contributi superiori a 500 euro. Igor Iezzi, capogruppo della Lega in Affari costituzionali e già autore dell’emendamento che all’inizio puntava a stralciare per intero le stesse norme per la trasparenza del finanziamento ai partiti e fondazioni, ora rivendica: “Non è tanto un problema di soglia, quanto di burocrazia. Temevamo che con leggi troppo burocratiche si impedisse la partecipazione dei cittadini, che non è obiettivo di nessuno, dato che questo renderebbe più influenzabili i partiti rispetto alle incursioni delle lobby. Ora stiamo lavorando”. Ma un testo condiviso c’è o meno? “Si può dire che ci sarà a breve”, taglia corto al momento Iezzi.