Si allungano i tempi di governo e magistratura e questo non fa che favorire Tap. Molto del futuro del gasdotto azero-salentino dipende da questo disallineamento, ammesso che si voglia fermare l’opera. Uno sfasamento di almeno due mesi, i prossimi: di tanto è la proroga concessa dal gip del Tribunale di Lecce ai tecnici per la consegna della superperizia sul presunto frazionamento fraudolento del metanodotto tra Tap e Snam; non prima di quei due mesi arriverà il responso del premier Giuseppe Conte sul dossier che afferma di tener aperto sulla propria scrivania. Un’attesa che snerva una buona fetta dei sostenitori del M5s salentino, che si aspettavano uno stop immediato e invece ora sanno che, ad oggi, non esiste neppure quel “comitato di conciliazione per Tap” tante volte annunciato. Lo ha confermato lunedì 24 settembre il capo dell’Ufficio per il programma di governo della Presidenza del Consiglio dei Ministri, rispondendo a una richiesta di accesso agli atti.

Il punto è che i prossimi due mesi non rappresentano un periodo qualsiasi: sono quelli entro i quali la multinazionale svizzera intende realizzare il microtunnel, l’opera ingegneristicamente più delicata e della quale, tra l’altro, il Tar Lazio discuterà solo il 14 novembre, vista la decisione di non sospendere gli atti con cui il ministero dell’Ambiente, l’8 marzo scorso, ha escluso l’assoggettamento a valutazione di impatto ambientale. Due mesi cruciali, dunque, a valle dei quali sarà ancora più complesso un eventuale stop.

Per la società è proprio questo il momento dell’avanti tutta: è pronta a riprendere i lavori già da lunedì 1 ottobre, come comunicato il 21 settembre scorso con nota inviata agli enti interessati. Domenica, d’altronde, scadrà il termine per la pausa estiva prevista ogni anno a tutela dell’economia turistica di Melendugno, il comune leccese in cui è in costruzione il segmento italiano del metanodotto che attraversa anche Grecia, Albania e mar Adriatico, dopo essersi collegato in Turchia al tratto che parte dai giacimenti del Mar Caspio, in Azerbaijan. Si ricomincerà, appunto, dal microtunnel sotterraneo che si inabissa nelle acque di San Foca fino a contrada San Basilio, dove è in piedi il cantiere blindato con recinzione e filo spinato e sorvegliato dalle forze dell’ordine. Diciassette giorni per lo scavo, otto per il rinterro, invece di sessanta e trenta. La tempistica per costruire il microtunnel in mare e sulla terraferma è stata velocizzata: è una delle “ottimizzazioni” benviste dal ministero. Non avrebbe molto altro da fare, poi, Tap, almeno finché non ottiene il dissequestro dei quattro ettari finiti sotto chiave ad aprile e che dovrebbero essere attraversati dal gasdotto.

Avanti tutta, si diceva. Lo ha ribadito anche Luca Schieppati, managing director di Tap, durante l’Italian Energy Summit a Milano: “Siamo pronti a realizzare il microtunnel, un’opera molto semplice. La nostra volontà, nel pieno rispetto del dialogo, è di proseguire”. Sarà Saipem, con l’impiego di una “talpa”, ad eseguire questa attività e secondo Tap si è davvero agli sgoccioli: “Siamo all’80 per cento dei lavori del corridoio sud completato, in Grecia e in Albania siamo al 99 per cento della pista e abbiamo il 97 per cento dei tubi saldati”, ha detto Schieppati, per il quale non esistono “piani B”.

Su presunte “false rappresentazioni in mare ci sono numerosi esposti e inchieste della Procura. Ma Snam/Tap non teme nessuno?”, si chiede il sindaco di Melendugno Marco Potì. A fine agosto, il pm Valeria Farina Valaori ha aperto anche un ulteriore filone d’indagine per possibile inquinamento. Ha incaricato Arpa Puglia e i carabinieri del Noe ad effettuare analisi sul cemento utilizzato dalla società per la costruzione del pozzo di spinta del microtunnel, come pure sulle acque sotterranee e sui terreni di zona San Basilio. Il precedente monitoraggio dell’Agenzia regionale per la protezione dell’ambiente, infatti, ha documentato lo sforamento in falda dei limiti di nichel, cromo esavalente, arsenico, vanadio e manganese, valori in parte rientrati nel frattempo nella norma. Sotto accusa è finita proprio Tap, a cui Arpa ha imputato più volte una non corretta impermeabilizzazione dei terreni.

Nelle mani della Procura c’è anche molto altro, visto che sono tre le inchieste aperte. Lunedì mattina, poi, una richiesta di sequestro del cantiere in virtù “della mancata ottemperanza di varie prescrizioni poste a base dei relativi decreti attuativi” è stata formalizzata da tre parlamentari pentastellati, Lello Ciampolillo, Sara Cunial e Saverio De Bonis. Un atto che ha messo ancora più in guardia gli attivisti. Duri i no Tap: “Non devono essere la magistratura, i problemi tecnici o gli interessi della stessa multinazionale a fermare Tap, ma la sua inutilità, certificata da studi internazionali e analisi sui dati. Gli accessi agli atti dei singoli ministeri (dai quali è emersa la mancanza di analisi costi-benefici, oltre che l’assenza del comitato di conciliazione, ndr) ci fanno capire che il tema non viene affrontato nelle stanze di governo”.

Un’incertezza che agita una parte di elettori Cinquestelle locali: “Perché l’esposto è stato presentato da un portavoce veneto, uno barese e uno lucano? E tutti i portavoce che abbiamo votato a Lecce? Spariti. E tutte le dirette Facebook fatte dal cantiere Tap solo un lontano ricordo? Attenzione, elezioni europee molto vicine, rischio estinzione”, è il tenore dei commenti sui social. Non hanno tranquillizzato neppure le dichiarazioni fatte da Luigi Di Maio alla Fiera del Levante di Bari: “Il Movimento 5 Stelle era ed è no Tap”. Le parole non bastano più. Al vicepremier i sindaci antigasdotto avevano chiesto un colloquio a Lecce, durante le Giornate del Lavoro della Cgil poi da lui disertate. Nel collegio che comprende i comuni che dovranno essere attraversati dal metanodotto, il M5s ha vinto con percentuali bulgare, il 4 marzo scorso, incoronando Barbara Lezzi, oggi ministro per il Sud, come una delle candidate più suffragate in Italia. “È da tempo che tentiamo di avere un contatto diretto con i rappresentanti del governo. Riuscire a parlare con loro è diventato impossibile – ha detto Alfredo Fasiello, a capo del Comitato No Tap Salento e pentastellato di riferimento a Melendugno e dintorni – Dopo il colloquio con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, il 2 agosto, al ritorno dagli Usa, non c’è stata più alcuna certezza. Non riusciamo ad avere rapporti con il ministro all’Ambiente Sergio Costa, a cui vorremmo consegnare un dossier per provare a riaprire la Valutazione di impatto ambientale. Sembra impossibile, inoltre, riuscire a parlare con Di Maio e con la stessa Lezzi. È assurdo”.