Avanti tutta nell’inchiesta sul gasdotto Tap: la superperizia si farà. E servirà ad accertare se il metanodotto progettato per portare il gas azero in Italia, via Salento, debba essere considerato come opera unica rispetto alla condotta Snam di 55 chilometri tra Melendugno (Le) e Brindisi. Se sì, si dovrà stabilire se bisognerà ottenere una nuova Valutazione di impatto ambientale e se va applicata la normativa Seveso sul rischio di incidenti rilevanti. Non una cosa da niente: significherebbe rimettere in discussione tutto, nonostante i lavori che vanno avanti tra le proteste del territorio. In mattinata, il gip del Tribunale di Lecce Cinzia Vergine ha sciolto la riserva sull’incidente probatorio. Richiesto dal pm Valeria Farina Valori e ammesso il 5 marzo scorso, era stato messo in discussione dall’Avvocatura dello Stato e dai legali della multinazionale. Le loro eccezioni, tuttavia, sono state bocciate: non sono stati ritenuti una novità i documenti prodotti, tra l’altro “palese intervenuti” solo nell’ultimo mese, e restano “irrisolte tutte le questioni” che ci si pone l’obiettivo di chiarire. Il 24 aprile, si procederà con il conferimento dell’incarico ai periti e la formulazione dei quesiti.

Una decisione importante, nei giorni di fuoco della ripresa improvvisa degli scontri tra attivisti e forze dell’ordine, ciò che ha portato al primo arresto di un no Tap, nella notte tra il 10 e l’11 aprile: Saverio Pellegrino, 52 anni, ora è ai domiciliari, dopo un giorno in carcere, accusato di resistenza e lesioni aggravate a pubblico ufficiale, getto pericoloso di cose (pietre), inottemperanza al foglio di via obbligatorio. La contestazione, però, non si placa, nemmeno a fronte della pioggia di denunce per manifestazione non preavvisata o per imbrattamenti sui muri di Lecce (22 quelle delle ultime ore per le scritte durante il corteo del 16 marzo scorso). I manifestanti continuano a chiedere il sequestro del cantiere nelle more degli accertamenti penali. La partita dell’inchiesta, riaperta il 5 gennaio scorso in seguito all’esposto di otto sindaci, è, però, estremamente tecnica.

Il primo passo, comunque, è blindato. E non era scontato. Con memorie depositate tra fine marzo e gli inizi di aprile, è stata avanzata istanza di revoca dell’ordinanza ammissiva dell’incidente probatorio. A chiederlo sono stati l’Avvocatura dello Stato per conto di Gilberto Dialuce, dirigente del Ministero dello Sviluppo Economico; l’ex ministra Paola Severino e il deputato berlusconiano Francesco Paolo Sisto, nella veste di legali della società Tap; gli avvocati Andrea Sambati e Massimiliano Foschini, difensori degli altri indagati, Clara Risso e Michele Mario Elia, rispettivamente legale rappresentante e country manager della multinazionale. A loro avviso, le modifiche riportate nel 2016 hanno consentito ai due progetti Tap e Snam di incassare una positiva valutazione di compatibilità ambientale. Non solo, altri due documenti successivi “farebbero cadere i presupposti” della richiesta di anticipare alla fase delle indagini la formazione della prova del nove: si tratta delle due note (entrambe risalenti a marzo, dopo l’ammissione dell’incidente probatorio) con cui i Ministeri dell’Interno e dell’Ambiente confermano ancora una volta la non assoggettabilità dei due terminali alla direttiva Seveso III. L’Avvocatura dello Stato, inoltre, ha integrato l’istanza di revoca sostenendo che la non applicabilità della normativa “non elude certamente verifiche di sicurezza antincendio e di valutazione dei rischi” e che “in maniera inconfutabile” le ipotesi progettuali sono state “oggetto di valutazione unitaria”.

Per il gip, però, neanche questo sbroglia la matassa: nessun documento dice quanto volume di gas sarà presente nel terminale di ricezione, se l’opera dovesse essere considerata come unica. E su questo c’è anche da risolvere il giallo di quei dati che lo stesso giudice definisce “sicuramente contrastanti”: nel 2013, il Comando dei vigili del fuoco di Lecce calcolò che il quantitativo massimo sarebbe stato di 100 tonnellate, per poi smentirsi l’anno dopo, dimezzando quella cifra a 48,6 tonnellate, una spanna al di sotto dei limiti per cui va applicata la stringente normativa Seveso. Di più: secondo il gip, nessun atto spiega perché la centrale di 12 ettari progettata a Melendugno, lo snodo in cui il gas di Tap viene convogliato nella condotta Snam, non sia stata qualificata come “stabilimento”. Un passaggio cruciale: dal 2015 ciò permette di escludere l’applicazione della direttiva sul rischio di incidenti, a prescindere dai quantitativi.