Nello Yemen da più di tre anni si sta combattendo una guerra tra la minoranza sciita Houthi e il governo (Hadi) che rappresenta l’ala sunnita, quindi vicino all’Arabia Saudita. L’Arabia Saudita è un Paese dove prevale il wahabismo che è la dottrina più radicale dell’Islam, una dottrina che i sauditi stanno tentando di estendere finanziando direttamente gruppi terroristici come l’Isis.

Le vittime della guerra in Yemen sono almeno 10mila, i bambini stanno subendo pesantemente le conseguenze dirette e indirette di questa aggressione. Save The Children ha calcolato che ogni dieci minuti nello Yemen muore un bambino per fame e malattie causate dal blocco continuativo della coalizione saudita che interessa i porti di ingresso nel nord del Paese. Sono 50mila i bambini malnutriti che rischiano di perire quest’anno. Complessivamente sono 6 milioni i civili in grave pericolo a causa della mancanza di generi alimentari.

Nel 2016, anno in cui il ministro della difesa era Roberta Pinotti, raddoppiarono le esportazioni italiane di armamenti. Infatti, nel 2015 l’Italia ha venduto all’estero armi per un valore pari a 7,9 miliardi di euro, nel 2016 il totale è stato di 14,6 miliardi. Un vero record se si pensa che la crescita è stata pari all’85,7%. Una vendita soprattutto verso quelle monarchie del golfo che di certo non possono essere considerate un faro di democrazia. In particolare la citata Arabia Saudita un Paese che ha prodotto personaggi come Bin Laden, ma anche 15 dei 19 dirottatori dell’attentato dell’11 settembre 2001.

Eppure all’Arabia Saudita nel 2016 abbiamo venduto armi per 427,5 milioni. Sempre nel 2016 almeno 21.822 bombe prodotte dalla Rwm sita in Sardegna, a Domusnovassono state consegnate all’esercito saudita. Coincidenza nello stesso anno, nel mese di ottobre, l’ex ministro Pinotti si era recato a Riad dove aveva incontrato gli allora re saudita Salman e  vice principe ereditario e ministro della Difesa, Muhammad Bin Salman. Tale vendita di armi viola la legge n. 185 del 9 luglio del 1990 che espressamente vieta di esportare armamenti a Paesi in stato di conflitto.

Noi non abbiamo più intenzione di continuare a sporcarci le mani di sangue e interverremo legislativamente per rafforzare tali divieti in rispetto dell’articolo 11 della Carta costituzionale e dei valori in essa contenuti. Luigi di Maio, a dimostrazione che il cambiamento si realizzerà anche in questo complesso e delicato ambito, ha dichiarato “non vogliamo continuare ad esportare armi verso Paesi in guerra o verso Paesi che è risaputo li vendono a chi è in guerra. Vogliamo innovare anche in questo campo”.