Dopo due anni e mezzo di crimini di guerra commessi con ogni tipo di armi, comprese le bombe a grappolo e le mine antipersona, dopo innumerevoli attacchi illegali contro centri abitati, scuole, ospedali, mercati e altri obiettivi civili, il 29 settembre il Consiglio Onu dei diritti umani ha approvato per consenso una risoluzione che istituisce una commissione di esperti che dovrà indagare sulle violazioni dei diritti umani commesse da tutte le parti coinvolte nel conflitto dello Yemen.

Nei trenta mesi precedenti, né il Consiglio di sicurezza né lo stesso Consiglio Onu dei diritti umani erano stati capaci di prendere iniziative del genere.

Nel 2015 l’Arabia Saudita aveva bloccato il tentativo di istituire un’analoga inchiesta, opponendo una sua risoluzione. Nulla di fatto. L’anno scorso il gruppo dei paesi arabi, guidato dall’Arabia Saudita, aveva fatto il gesto simbolico di emendare la risoluzione del Consiglio Onu dei diritti umani per aggiungere esperti internazionali all’operato della Commissione nazionale yemenita. Altro nulla di fatto.

Nel frattempo, l’Arabia Saudita era riuscita persino a farsi togliere dalla relazione annuale dell’Onu sul coinvolgimento dei bambini nei conflitti armati.

Quest’anno, anche grazie alle iniziative delle organizzazioni per i diritti umani e nonostante i tentativi di bloccare la risoluzione e i tentennamenti di alcuni paesi europei, soprattutto del Regno Unito, l’Arabia Saudita non è riuscita a bloccare un’iniziativa che potrà far fare passi avanti all’individuazione dei responsabili dei crimini di guerra.

Meglio tardi che mai. Peccato per le oltre 10.000 vittime civili (oltre il 10 per cento delle quali bambini), peccato per l’epidemia di colera e la malnutrizione favorite dall’impossibilità di portare gli aiuti a una popolazione allo stremo.

Gli esperti delle Nazioni Unite dovranno anche occuparsi di quei paesi che hanno continuato ad alimentare il conflitto, rifornendo la coalizione militare guidata dall’Arabia Saudita di copiose quantità di armi: Italia inclusa.

Si spera che, di fronte alla risoluzione del Consiglio Onu dei diritti umani, per decenza o per un tardivo senso di rispetto del diritto internazionale, quei paesi cesseranno subito di inviare armi alle forze armate saudite.

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