È il momento del nuovo che avanza, del futuro che aspettavamo da anni: i talenti del Belgio, i giovani della Francia, il genio balcanico della Croazia e la modernità dell’antica Inghilterra. I Mondiali 2018 non sono un’edizione come tante, ma quasi un passaggio di consegne tra la vecchia e la nuova storia del calcio: fuori il Brasile nei quarti, Germania, Spagna e Argentina avevano salutato già prima, l’Italia (e mettiamoci pure l’Olanda) neppure si erano qualificate. In semifinale ci saranno due squadre che hanno vinto un solo titolo a testa (e quello degli inglesi risale ad oltre mezzo secolo fa) e altre due che non hanno mai disputato neppure una finale.

Francia-Belgio e Croazia-Inghilterra, in queste semifinali tutte europee (è successo solo una volta recentemente, nel 2006 quando vinse l’Italia) il dato geografico di sicuro è rilevante, ma ancora di più quello anagrafico: Inghilterra e Francia sono (insieme alla Nigeria) le due squadre più giovani del torneo con una età media appena inferiore ai 26 anni, Croazia e Belgio non ci vanno molto lontane. Il Mondiale ha portato a compimento quel rinnovamento in corso ormai da un po’ di tempo nel calcio mondiale: l’era di Messi e Cristiano Ronaldo (ormai ultratrentenni) prima o poi dovrà finire, il tiki-taka spagnolo è superato (lo avevano già dimostrato i risultati recenti del Barcellona), il calcio brasiliano è in cerca di identità (Neymar non basta, e da sola la difesa non può essere un’alternativa), il catenaccio vecchio stampo porta ancora ottimi risultati (vedi Svezia o Uruguay) ma non è sufficiente per vincere. Forse solo la crisi del modello tedesco non va esagerata, ma intanto anche loro hanno dovuto prendersi una pausa. È la rivoluzione russa del pallone.

Oggi le prime quattro nazionali al mondo fanno un altro calcio, più o meno divertente, ma comunque fresco e moderno. Il Belgio finalmente è la squadra del presente, e non più solo del futuro: la golden generation dei vari Hazard, De Bruyne, Lukaku, rimandati nel 2014 contro l’Argentina e proprio bocciati a Euro 2016 dal Galles, ora è matura. L’esame è stato superato proprio contro i maestri brasiliani, e con le loro stesse armi, grande tecnica ed esuberanza fisica, velocità e fantasia al potere. La promessa di spettacolo e successi finalmente è stata mantenuta, ed un discorso molto simile si può fare anche per la Croazia: Modric e Rakitic sono da anni il fulcro dei centrocampi di Real Madrid e Barcellona, Perisic e Mandzukic li conosciamo bene in Italia; probabilmente è la miglior selezione balcanica dai tempi della dissoluzione della Jugoslavia (insieme alla Croazia di Suker e Prosinecki del ’98), e vederla in semifinale non è una sorpresa. Genio e sregolatezza continuano a far parte del loro carattere, ma i successi ai rigori contro Danimarca e Russia sono frutto di fortuna e anche tenuta mentale. Quelle delle grandi squadre.

Gli inglesi hanno grande tradizione, si considerano in virtù di chissà cosa i maestri del football, ma mancavano dalle semifinali da Italia ’90 e non giocano una finale dal trionfo in casa del ’66. Anche loro sono una sorpresa, soprattutto per come è arrivato questo risultato: per la prima volta, grazie al ct Southgate (ma in patria dicono anche e soprattutto alle influenze di due allenatori “latini” come Pochettino e Guardiola), l’Inghilterra si è liberata del suo vecchio abito britannico. Gioca un calcio estremamente moderno, con difesa a tre e giro palla fin dai piedi del portiere, e forse non per caso in Russia ha centrato il miglior risultato degli ultimi trent’anni. Chiude la Francia, che è anche l’unica superstite delle grandi, ma comunque espressione di una nuova generazione che nemmeno in patria pensavano fosse già pronta per conquistare il mondo: i vari Pogba, Varane, Mbappé (addirittura classe ’99, all’epoca dell’ultimo trionfo mondiale neppure era nato) sono la dimostrazione finale del rinnovamento che Russia 2018 ha portato nel calcio internazionale, comunque vada. Sono però anche le stelle della nazionale migliore, con più qualità e alternative a disposizione, data tra le grandi favorite già alla vigilia. Se davvero dovessero alzare loro la coppa, dopo un mese di miracoli e sorprese alla fine avrà vinto comunque la più forte.

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