Da Mosca a Kaliningrad, il torneo russo visto dall’Italia che resta a casa. Tante storie nella storia: paradossi, tele-visioni, stranezze e cinismi assortiti. Perché chi non c’è ha sempre torto, ma può divertirsi lo stesso senza prendersi troppo sul serio.

Finale terzo e quarto posto che tristezza. Anche a Russia 2018 va in scena l’apoteosi dell’imbarazzo calcistico. Se la giocano Belgio ed Inghilterra. E sarà come sempre una partita inutile, noiosa, soporifera. Uno scapoli e ammogliati senza San Pietro sulla traversa. Una partita del cuore piloti contro cantanti con Paolo Belli già senza fiato al sesto minuto del primo tempo. Un calcetto tra amici con la squadra arrivata senza portiere che in porta fa poi ruotare tutti. Chi si è inventato questo supplizio calcistico dovrebbe risponderne penalmente di fronte alla legge del sacro pallone. A chi può interessare il terzo posto quando due giorni prima hai bucato la finale di Coppa del Mondo? Sbadigli, chissenefrega, un po’ di whatsapp, di tweet, un paio di sorrisi alle telecamere in mondovisione.

Perfino i giocatori se la rideranno fingendo quella bonaria e fasulla fratellanza pari soltanto al disinteresse per il match. Lukaku si rotolerà come Neymar per la maglietta sfiorata dall’avversario? Kane coi crampi (i crampi nella finale terzo e quarto posto?) che viene spostato fisicamente dai belgi fuori dal campo come gli inglesi hanno fatto l’altra sera con Mandzukic? No, niente di tutto questo. Addio agonismo. La finale terzo quarto posto è come un picnic. Fellaini porta la chitarra. Alli e Trippier dell’erba buona. E Southgate prova ad intonare All you need is love senza il secondo che all’orecchio gli suggerisce di fare il trenino. Qualcuno ricorda chi è arrivato terzo, che so, ad Usa ’94? E nel ’50 in Uruguay? Pensate che in Svezia (sempre la Svezia era la risposta ad entrambe le domande) qualcuno se lo ricordi?

Ci sono programmi tv, ritrovi con gli amici, ambasciate che espongono la bandiera per il giorno in cui Palmer e Mellberg arrotondarono il risultato contro la Spagna e uscirono “trionfatori”? In una sana finale dei 100, si sa, il terzo posto, la medaglia di bronzo, si conquista battendosi con gli altri finalisti. Tutti insieme. Uno fila all’altro. Mezzo centimetro dal quarto e sai la gioia. Qui a Russia 2018, come a Italia ’90, come a Brasile 2014, si fanno le semifinali, poi ci si ferma 48 ore. Pausa caffè. Colazione continentale. Pranzo. Cena. Spuntini. Un film sullo smartphone. Un’oretta di relax con la fidanzata arrivata da lontano. E a chi gli interessa più di arrivare terzo? Allora, in attesa che la tortura della “finalina” finisca, stavolta proprio ci si deve muovere, si deve intervenire. Si lanci un referendum, una petizione, un change.org, un testimone di Geova porta a porta. Raccogliamo le firme per abolire la finale terzo e quarto posto. Che i nostri bambini crescano con la voglia di giocare a calcio ma non di arrivare terzi o quarti. E a proposito: ma la finale per il quinto e sesto posto? E quella per il settimo e l’ottavo? (ad libitum…)

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