Sul Corriere della sera dell’11 giugno scorso Uto Ughi è voluto intervenire nel merito di una lettera aperta dello storico Ernesto Galli della Loggia indirizzata al neo ministro dell’Istruzione Marco Bussetti, quello (per intenderci) che i giornaloni – in luogo del più appropriato “professore di educazione fisica” – hanno più volte definito “maestro di ginnastica” ma che nel frattempo – oltre ad essere stato appunto professore, superando meritoriamente appositi concorsi – ha anche ricoperto gli incarichi di dirigente scolastico e, dulcis in fundo, dirigente tecnico dell’Ufficio scolastico regionale lombardo. Questo tanto per non lasciarsi sfuggire le non proprio irrilevanti differenze rispetto al suo predecessore.

Ebbene, per non farla troppo lunga, nella sua missiva Ernesto Galli della Loggia proponeva al neo ministro una serie di provvedimenti volti a potenziare l’offerta culturale scolastica italiana. Non ha perso tempo Uto Ughi a notare, più che giustamente, che tra i vari interventi proposti la musica non figurava neanche per errore. Vecchio vizio questo (di sostanza più che di forma) che l’apparato culturale e intellettuale italiano si porta dietro da sempre e che anche io, nel miopiccolo, ho a più riprese voluto sottolineare su questo sito. “La musica continua a essere la grande assente, la grande tradita, da ogni piano educativo nazionale”, recita Ughi nel suo breve ma deciso intervento, rivolgendosi poi direttamente al ministro Bussetti: “Mi appello al nuovo Ministro, che di scuola se ne intende, perché trovi il modo per inserirla nei curricula”.

Eppure, questa segnalata da Ughi e diversi altri oltre che su queste stesse pagine è questione, come ci fa notare l’illustre Elvidio Surian, già messa adeguatamente in luce più di 50 anni fa (nel 1964) dal critico e musicologo Alberto Mantelli sulle pagine della rivista L’approdo musicale: “In Italia la musica – scriveva Mantelli -, in quanto fenomeno culturale, è tuttora considerata come un accessorio trascurabile, una disciplina meritevole appena di una tolleranza diciamo pure men che benevola (…) Nei licei: nulla. Quasi che la musica non sia una attività creatrice dello spirito come ufficialmente figuravano esserlo nella nostra struttura scolastica la letteratura e le arti figurative”.

Sembrano parole scritte esattamente oggi, laddove è d’obbligo constatare come una vera educazione al suono oltre che a una cultura dei fenomeni musicali continua, eccezion fatta per i Licei musicali (nati non proprio brillantemente e proseguiti con non pochi problemi), a latitare da ogni piano di studi superiori. “Non mi interessano – proseguiva Mantelli – le giustificazioni pratiche: orari di studio, scarsità di aule, mancanza di pubblico denaro. Il giorno che parve assurdo che non si insegnasse la storia dell’arte nei licei, ore, aule e insegnanti furono trovati”.

Vero è che (per nostra sciagura) una simile proposta, per quanto si attesti ormai come un vero e proprio evergreen stagionale, suoni oggigiorno forse ancora più anacronistica che 50 anni or sono e questo per lo stato in cui versa non solo l’intero apparato scolastico italiano, ma anche (e più in dettaglio) una disciplina come storia dell’arte, del cui depotenziamento gli studenti italiani sentitamente ringraziano le politiche dei precedenti governi. Ciò nonostante non bisogna smettere di far notare quanto simili mancanze non siano in alcun modo di second’ordine. Come faceva notare ancora una volta Mantelli: “Tutti coloro che hanno seguito un certo ordine di studi (non universitario) hanno imparato e sanno (se non l’hanno dimenticato) chi è Petrarca e chi è Leopardi, chi è Duccio e chi è Tiepolo, ma non sanno chi è Palestrina e chi è Vivaldi (…) Per ciò appare di una palmare evidenza che il problema della cultura musicale in Italia, con tutte le sue implicazioni in ogni ordine della nostra scuola, è un problema sul quale ogni uomo culturalmente impegnato non può non soffermarsi”.

Ci rivolgiamo dunque anche noi al neo ministro Bussetti, rilanciando non solo l’appello del maestro Ughi, ma anche quello, qui riportato in auge, del musicologo Mantelli: chissà che dopo più di 50 anni la sua preghiera non venga finalmente accolta.

P.S.: a distanza di qualche giorno l’ex ministro dell’Istruzione Luigi Berlinguer, in risposta a Ughi e senza neanche un pizzichino di vergogna, rivendicava, testualmente, che “da circa una ventina d’anni è in corso un movimento della scuola per cambiare radicalmente questa situazione”, intestandosene sostanzialmente la bontà dei risultati: peccato gli stessi siano decisamente nulli, e basta fare un semplicissimo giro nelle nostre scuole, o dare un’occhiata ai programmi ministeriali, per rendersene conto.