Le trattative per la formazione di un governo si sono arenate ancora una volta. E il quadro confuso, con il Colle che si è preso due giorni di tempo per decidere la prossima mossa, si riflette anche nei sondaggi. Una situazione di stallo che da dopo le elezioni continua a registrare un “ballottaggio di fatto” tra i due schieramenti principali, il M5s e il centrodestra, se si tornasse alle urne. Le consultazioni però logorano, e man mano che ci si allontana dalla data del 4 marzo svanisce anche l’effetto band wagon, la tendenza a salire sul carro dei vincitori. Questo racconta l’ultimo rilevamento realizzato da Ipsos per il Corriere della Sera: i Cinque stelle passano dal 33,9% del 28 marzo al 33,5, raccogliendo comunque quasi un punto percentuale in più rispetto alle politiche. Ma è soprattutto Luigi Di Maio che si vede sorpassare da Matteo Salvini nell’indice di gradimento dei leader. Anche la scelta di tirarsi fuori dai giochi però può essere non apprezzata dai propri elettori. Secondo il sondaggio Ixé per Huffington Post infatti, quasi la metà di coloro che hanno votato il Partito democratico non ha gradito la scelta dell’Aventino.

Cala il gradimento per Di Maio – Il capo politico M5s è il più esposto in queste settimane di trattative e, secondo Ipsos, il giudizio sul suo operato è calato dal 30 marzo ad oggi: è passato da un punteggio di 49 a 43. E’ rimasto costante invece quello di Salvini, alle prese con le spaccature nel centrodestra di cui ha appena preso la leadership ma stabile a 44 punti nell’indice di gradimento dallo scorso 13 aprile.  Una valutazione positiva che si riflette anche nei sondaggi, dove la Lega passa dal 19,2% del 28 marzo al 19,5. Il boom post-voto comunque si è esaurito anche per il Carroccio, secondo i dati Ipsos.

Rimane ‘ballottaggio di fatto’ M5s-centrodestra – I Cinque stelle rimangono invece il partito che riceve complessivamente il giudizio migliore sul proprio operato da parte degli intervista, rimanendo davanti alla Lega: 45 punti contro 44. E, a fronte dei piccoli segni di stagnazione del consenso, il M5s come il Carroccio possono rimanere tranquilli e sicuri del loro dominio nelle intenzioni di voto e quindi in un eventuale immediato ritorno alle urne. Da una parte infatti Forza Italia continua a calare – mentre non è ancora stato registrato l’effetto della sentenza sulla Trattativa Stato-Mafia – e scende al 12,9%: più di un punto percentuale perso dal 4 marzo secondo Ipsos. Dall’altra il Pd torna a galleggiare sopra quota 19, dopo l’uscita a piccolo passi dal totale immobilismo. Ma la coalizione di centrosinistra nel suo complesso rimane sotto il 23 per cento. Neanche Liberi e Uguali dà segni di miglioramento e scende al 2,7%. Il centrodestra unito invece, grazie al 4,3% di Fratelli d’Italia, sarebbe sopra il 37 per cento.

Gli elettori Pd non vogliono l’immobilismo – M5s  e Lega, preferiti nei sondaggi, sono anche investiti dagli elettori della responsabilità di formare un governo. Lo racconta il sondaggio Ixé per Huffington Post che ha chiesto agli intervistati quali partiti dovranno sostenere la prossima maggioranza: il 47% ha risposto Movimento, il 40 Carroccio. Tuttavia le difficoltà a trovare un accordo tra Di Maio e Salvini si riflettono specularmente nelle opinioni degli elettori: in totale meno di uno su quattro è favorevole a un governo giallo-verde.

In particolare, tra chi ha votato M5s, il sostegno della Lega è gradito dal 40%, mentre quello del Pd è al 14. Sposata a pieno invece la linea del veto a Silvio Berlusconi, perché solo il 4% ammetterebbe Forza Italia in coalizione. Tra i leghisti invece il 38% includerebbe i Cinque stelle nella coalizione: sono più di quelli che gradirebbero la presenza dell’ex premier, fermi al 32 per cento. Il dato più significativo però è un altro: quasi la metà degli elettori Pd (il 44%) vorrebbero il proprio partito protagonista di un futuro governo e non chiuso nell’Aventino. E il 49% di loro auspica che in maggioranza ci sia il M5s.

 

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