Destra nel caos in Regione Lazio: FdI vota contro il suo presidente per salvare la consigliera. E la Lega vuole il rimpasto
In Regione Lazio il centrodestra continua a muoversi tra guerre interne e trattative sulle nomine, mentre le opposizioni parlano ormai apertamente di “immobilismo politico”. Da una parte il caso della consigliera regionale di Fratelli d’Italia Emanuela Zappone, dall’altra la Lega, alle prese con settimane di tensioni per un possibile rimpasto di giunta voluto dal segretario regionale Claudio Durigon e frenato dal presidente Francesco Rocca. Il primo caso è esploso il 12 maggio in Consiglio regionale: Zappone, subentrata al consigliere di FdI Enrico Tiero – sospeso dopo l’arresto per corruzione – non ha abbandonato l’incarico di presidente dell’Ente Parco nazionale del Circeo, ricevuto dal ministero dell’Ambiente. Secondo la normativa vigente, però, i due ruoli risultano incompatibili: a certificarlo era stata una delibera del presidente del Consiglio regionale Antonello Aurigemma, di FdI, il 30 aprile scorso. Nel testo si richiamava il decreto legislativo 39 del 2013, secondo cui “gli incarichi amministrativi di vertice nelle amministrazioni regionali e gli incarichi di amministratore di ente pubblico di livello regionale sono incompatibili”. La delibera chiedeva quindi a Zappone di scegliere entro 15 giorni tra il ruolo di consigliera regionale e quello di presidente del Parco, avvertendo che in caso contrario sarebbe decaduta automaticamente dalla carica alla Pisana. Ma la stessa maggioranza di cui fa parte Aurigemma ha bocciato il provvedimento: 26 voti contrari, dieci favorevoli e due astenuti. Una scelta che ha consentito a Zappone di mantenere entrambe le poltrone, nonostante anche il ministero dell’Ambiente avesse evidenziato “un cumulo di cariche” incompatibile con il decreto.
Durissima la reazione delle opposizioni. “Siamo davanti a un’indecenza istituzionale che i cittadini non possono più tollerare”, hanno scritto in una nota congiunta Pd M5s, Sinistra italiana, Italia viva, Azione e Sinistra civica ecologista. “La maggioranza di centrodestra ha deciso di blindare il doppio incarico della consigliera Zappone. Siamo di fronte a un conflitto di interessi macroscopico. È politicamente e moralmente inaccettabile che un esponente della maggioranza legislativa sia, nello stesso momento, il vertice amministrativo di un ente che dalla Regione riceve fondi, direttive e controlli”. Un caso che potrebbe però chiudersi presto. Dopo la revoca degli arresti domiciliari, infatti, Tiero potrà tornare in Consiglio riprendendo il proprio seggio, probabilmente già dalla settimana prossima: il Tribunale del Riesame di Roma ha infatti accolto il ricorso della difesa, disponendo la revoca della misura cautelare. Resta però aperto il processo, che inizierà il 3 giugno: secondo la Procura, l’esponente di FdI ha sfruttato il proprio ruolo politico per favorire imprenditori dei settori sanitario, alimentare e della raccolta rifiuti in cambio di favori personali.
Parallelamente, da settimane, un’altra partita scuote la maggioranza: quella interna alla Lega. Dopo le richieste avanzate negli anni scorsi da Forza Italia, ora è il Carroccio a chiedere non ufficialmente un rimpasto di giunta. Da settimane il segretario regionale nel Lazio, Durigon, spinge per sostituire i due assessori, Simona Baldassarre e Pasquale Ciacciarelli, considerati poco funzionali alla strategia elettorale di riacquistare voti a Roma. L’operazione, però, si è arenata davanti alla resistenza di Rocca: il governatore, pur senza arrivare allo scontro diretto con la Lega, ha infatti difeso più volte pubblicamente l’operato dei due membri della sua squadra, ribadendo di apprezzarne il lavoro e di non vedere motivazioni per una sostituzione immediata. Anche i due assessori hanno scelto una linea prudente, evitando di alimentare pubblicamente lo scontro: “In qualità di assessori regionali non possiamo che ringraziare il presidente Rocca per il rispetto istituzionale di cui ha voluto onorare le nostre professionalità”, hanno dichiarato in una nota. Per poi aggiungere, però, che “le valutazioni rimangono in capo al partito”.
Dietro le quinte, però, la tensione è tutt’altro che chiusa. Secondo fonti interne alla Lega, uno dei due assessori ha rifiutato l’ipotesi di fare un passo indietro, trasformando il rimpasto in un potenziale detonatore dentro la maggioranza. A quel punto Durigon ha scelto di frenare, almeno temporaneamente, evitando uno strappo che rischiava di aprire una crisi più ampia nella giunta Rocca. Senza però abbandonare l’idea di intervenire nei prossimi mesi. Sul fondo resta il nodo politico che agita il Carroccio nel Lazio: il progressivo calo di consenso registrato dal partito negli ultimi anni. La richiesta di ridisegnare la giunta, infatti, non è legata soltanto agli equilibri interni o alle future modifiche della legge elettorale nazionale, ma anche alla necessità – ragionano i dirigenti leghisti – di ricostruire un radicamento territoriale e recuperare consenso in vista delle prossime sfide elettorali, in particolare nella Capitale. Il portavoce di Rocca però smentisce tensioni formali: “Non è giunta nessuna richiesta ufficiale di dimissioni da parte degli assessori né richieste di revoca”, spiegano dalla presidenza della Regione a ilfattoquotidiano.it, aggiungendo che “non esistono pressioni esterne” e che resta “l’apprezzamento per il lavoro che i due assessori stanno portando avanti”.
Intanto le opposizioni provano a trasformare le crepe della maggioranza in un progetto politico comune. Il 28 aprile Pd, M5s, Avs, Azione, Iv e Scelta civica ecologista si sono riuniti per lanciare il primo asse del possibile “campo largo” contro il governo di Francesco Rocca. “La destra ha fallito”, l’accusa condivisa dalle opposizioni, che parlano di una Regione “ferma da tre anni”, bloccata tra scontri interni, partite sulle nomine e guerre di potere.