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Dalla fantasia al potere agli asini al comando: i problemi nella selezione della classe dirigente

Ci dev’essere qualcosa che non funziona nei meccanismi dei regimi che si vantano di essere democratici
Dalla fantasia al potere agli asini al comando: i problemi nella selezione della classe dirigente
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Premessa necessaria: tra i miei amici più cari, tra le persone migliori che conosco, con cui è veramente stimolante instaurare un confronto su questioni anche di massima rilevanza, molti non hanno un titolo di studio corrispondente alle proprie conoscenze e competenze. Al contrario ho purtroppo conosciuto molti laureati che si sono rivelati profondamente ignoranti, al punto da farmi domandare come mai di tutti quei libri in qualche modo sfogliati non fosse rimasto assolutamente niente in quelle teste vuote.

Posso aggiungere, dall’alto dei miei oltre trent’anni di insegnamento, che la scuola non ha gli strumenti per dare una misurazione esaustiva del valore reale delle persone. Ci sono tanti casi di ottimi studenti che non hanno uguale successo in termini di socialità e non riescono a mettere in pratica nel mondo reale e lavorativo quanto avevano imparato. Di contro, pessimi elementi a volte dimostrano stupefacenti capacità in ambiti diversi dalla scuola. Meloni, che spaccia un istituto professionale per un liceo linguistico, ha dimostrato inaspettate competenze in materia costituzionale quando si è trattato di proporre le sue riforme. Berlusconi, che pure vantava una laurea in Giurisprudenza, prendeva degli sfondoni spropositati.

Detto ciò, mi sento di dover dire qualcosa a proposito del livello eccezionalmente basso in cui è sprofondata l’attuale classe politica e dirigente (non solo italiana, purtroppo). Sarebbe troppo facile e financo ingeneroso fare un paragone con l’Assemblea costituente, da cui nacque la nostra repubblica. Tra coloro che furono eletti il famoso 2 giugno per scrivere la Costituzione, i laureati raggiungevano l’iperbolica cifra del 94,5%.

Ora il sopraccitato Berlusconi, che già di suo non era una cima al livello accademico, ci ha lasciato un’eredità poco invidiabile di giornali, tv e un intero sistema mediatico in cui l’ignoranza e l’incultura dominano impunemente e addirittura con una certa disinvoltura e allegrezza. I figli, che hanno il controllo non solo dell’azienda di famiglia ma in qualche modo della intera coalizione di centrodestra (non limitandosi alla sola Forza Italia), hanno avuto un percorso di studi a dir poco travagliato e mai concluso neanche lontanamente con la laurea.

Nicole Minetti, inopinatamente tornata alle cronache, dichiarò candidamente di essere stata bocciata alla maturità. Salvini neanche a dirlo, basta guardarlo in faccia. Abbiamo toccato primati negativi con la terza media della ministra Bellanova e del tesoriere dei 5stelle Battelli. Già D’Alema si era fermato al diploma di maturità, ma almeno ai suoi tempi c’erano le scuole di partito. E comunque un buon diploma di una volta valeva più di una laurea di oggi.

Al netto del discorso da cui siamo partiti, per cui il titolo di studio non è indicatore necessario e sufficiente, mi pare evidente che nelle nostre società si riscontrano problemi di selezione della classe dirigente. La questione investe soprattutto la politica e il settore pubblico, molto meno le aziende private. Ci dev’essere qualcosa che non funziona nei meccanismi dei regimi che si vantano di essere democratici, se è vero che diversi regimi autoritari sparsi per il mondo possono vantare corpi diplomatici più qualificati e avveduti dei nostri.

La politica estera di dittature come quella cinese, russa, iraniana, turca, persino pachistana, sembra più efficiente di quella di Tajani o, al livello europeo, di Kaja Kallas. Sull’amministrazione americana sarebbe molto più complicato esprimere un giudizio, ma certo la superficie che emerge con le sparate di Trump non è delle più rassicuranti.

Il discorso si farebbe molto lungo ma, per chiudere, mi piace richiamare il giudizio che diede Benedetto Croce a proposito del fascismo (da cui peraltro non era troppo distante dal punto di vista ideologico, almeno nella fase iniziale): come ricorda Franco Cordero, il filosofo abruzzese parlava di “un regime asinino temperato dalla corruzione”. Fantastica definizione, che ben si attaglia alla società di oggi. Dal sogno della fantasia al potere siamo piombati agli asini al comando.

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