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Flotilla, spero che l’indignazione di Meloni sia sincera e non opportunismo politico

Oltre a richiamare l'ambasciatore, la premier deve bloccare gli accordi commerciali con Israele, compiere ogni sforzo per riportare gli italiani a casa. Ne è capace? Vedremo
Flotilla, spero che l’indignazione di Meloni sia sincera e non opportunismo politico
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di Barbara Pettirossi

“Le immagini del ministro israeliano Ben Gvir sono inaccettabili.
È inammissibile che questi manifestanti, fra cui molti cittadini italiani, vengano sottoposti a questo trattamento lesivo della dignità della persona”. Amen, era ora, non è mai troppo tardi, prima che ci scappa il morto.

La Presidente Meloni finalmente si indigna di fronte a questo sopruso internazionale perpetrato dal governo di Israele, sprezzante di ogni diritto in quanto autoproclamatosi l’unico vero detentore della verità. Questa verità risiederebbe in un testo antico millenni, dal quale la propaganda israeliana mascherata da fede religiosa isola, altrettanto indisturbata e in modo del tutto arbitrario, frasi e riferimenti alla presunta terra promessa. Non ho sentito nessun coro di rabbini – perché un coro avrebbe dovuto levarsi, non voci isolate – delle comunità ebraiche europee confutare pubblicamente una per una queste tesi inaccettabili in un mondo che si vorrebbe civile.

Le scene a cui siamo costretti, come cittadini impotenti, stanno vieppiù assumendo una gravità senza proporzioni, perché oltre alla timidezza dei religiosi ebrei della diaspora, gli Stati cosiddetti democratici, compreso il nostro, hanno continuato a sostenere per anni ormai, con il silenzio e il loro ipocrita laissez-faire, l’azione violenta contro la popolazione palestinese, paragonabile allo sterminio nazista quanto a intenzioni e a “creatività” nel portare avanti il progetto di sterminio. E proprio a causa dell’inerzia dei nostri governi, tranne poche eccezioni, Israele ha potuto impunemente mostrare ancora una volta il suo vero volto, trattando come terroristi i cittadini che si sono messi in viaggio in mare aperto per consentire a tutti noi di restare in allerta e di non abituarci al dramma di Gaza.

Spero che l’indignazione di Giorgia Meloni sia sincera, come dovrebbe esserlo per una donna, madre, cristiana. E anche se queste parole arrivano troppo tardi per migliaia di palestinesi e sono vagamente somiglianti a un tempestivo opportunismo politico, bisogna augurarsi che precedano azioni concrete. Ci si aspetta che Meloni oltre a richiamare l’ambasciatore, blocchi gli accordi commerciali con lo Stato israeliano, compia ogni sforzo degno di questo nome per riportare subito gli italiani della Flotilla a casa e per aiutare gli altri loro compagni a tornare nei propri paesi, in nome della cooperazione internazionale. Ne è capace? Vedremo.

Intanto, la memoria della storia si è avviata inesorabile e, come è sempre accaduto per il passato, giudicherà senza appello gli artefici dei massacri, i prepotenti, gli ignavi, gli ingenuotti, e tutti coloro che rimasero in silenzio o si crogiolarono nel “vorrei ma non posso”, “non condanno né condivido”. Questa è la maledizione della storia, a cui nessuno di noi può sfuggire, anche se ora ci sembra di essere invincibili, o millantiamo di essere forti.

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