Quando intercettati dicevano “calcio” o “portiere” si riferivano a lui, Davide Petrachi, ex giocatore del Lecce. E c’è anche lui tra le 37 persone arrestate in una maxi-operazione della Dda salentina che ha disarticolato tre distinte organizzazioni malavitose, una delle quali vantava nei suoi ranghi anche appartenenti alla Sacra Corona Unita. Tra le persone raggiunte dalla misura cauterale c’è anche un’intera famigliari di Squinzano, nell’Alto Salento.

Gli indagati sono accusati a vario titolo di associazione per delinquere finalizzata al traffico di sostanze stupefacenti e associazione di tipo mafioso. Tra i reati contestati, anche detenzione abusiva di armi e di materiale esplosivo, estorsione, porto abusivo di armi, sequestro di persona e violenza privata. L’indagine, avviata nel 2015 dai pm antimafia Guglielmo Cataldi e Maria Vallefuoco, ha portato anche al sequestrato di grosse partite di hashish, cocaina, eroina, oltre a quattro detonatori, 2 ordigni esplosivi artigianali, un kalashnikov e 5 pistole.

Il gip Vincenzo Brancato ha disposto i domiciliari per l’ex calciatore del Lecce, accusato “solo” di associazione per delinquere finalizzata al traffico di droga e spaccio. Petrachi è stato uno dei portieri della rosa del Lecce per 7 stagioni, militando anche in Serie A, fino alla stagione 2014-2015. Negli ultimi tre anni ha giocato nella Virtus Lanciano, Martina Franca e Nardò. Svincolatosi alla fine della scorsa stagione, quest’anno difendeva i pali della società del suo paese, Melendugno, impegnata in Terza Categoria.

Uno dei gruppi disarticolati era capeggiato da Paolo Serra e operava nei territori di Borgagne, Carpignano Salentino, Martano, Melendugno e Otranto. Un’altra, con a capo Vincenzo Amato, era attiva a Botrugno, Cursi, Cutrofiano, Maglie, Muro Leccese, Neviano, Nociglia, Poggiardo, Santa Cesarea Terme, Scorrano e Ruffano. La terza, a carattere mafioso e inserita nella Sacra corona unita, era guidata dal clan De Tommasi di Campi Salentina e capeggiata dai fratelli Luigi e Paolo Guadadiello ed estendeva i propri affari nei comuni dell’Alto Salento, da Squinzano a Tricase.

Nel corso delle indagini sono emersi viaggi in Spagna e Albania per la fornitura di droga e, per uno degli arrestati, connessioni con gruppi mafiosi operanti a Roma e a Secondigliano. L’inchiesta è partita dall’arresto in flagranza per violenza e resistenza a pubblico ufficiale di due degli appartenenti che, durante un controllo stradale, si sono dati alla fuga. Raggiunti, hanno subito il sequestro dei cellulari, dai quali sono emerse responsabilità nel traffico di droga e nella detenzione abusiva di armi.

La prima delle tre associazioni a emergere è stata quella operante nell’area di Martano-Melendugno-Otranto, capeggiata da Serra. Uno dei suoi fornitori di droga era Vincenzo Amato, personaggio di spicco della criminalità organizzata leccese, in passato associato al clan Coluccia della Scu di Noha-Galatina, latitante dal febbraio 2016 e condannato a pena definitiva di 19 anni e sei mesi per traffico internazionale di stupefacenti con la Colombia. Con le indagini è stato possibile ricostruire i contatti tra le due associazioni, facendo emergere, anche grazie alle dichiarazioni di collaboratori di giustizia, un’articolata associazione organizzata in maniera strettamente verticistica, di cui facevano parte con vari ruoli e responsabilità diverse persone, tra cui l’ex portiere del Lecce Petrachi.