San Rosario Fiorello pensaci tu. Primo ospite del 68esimo Festival di Sanremo e siamo già al ricostituente. A Claudio Baglioni l’ha già spiegato in diretta nella sua fascia radiofonica quotidiana su Radio Deejay. Verrò a fare lo “scaldapubblico”. Su le mani, su le mani, su le mani. Orfano nostalgico dell’abbronzatura dell’ex re Carlo, intimorito dalla lignea fisicità del Tutankhamun Claudio, l’esangue Ariston attende. Perché Fiorello è spesso un ciclone che spazza via nubi di noia e parecchi imbarazzi. Rewind. Fiore aveva già salvato di recente un’altra prima puntata di RaiUno. Quella di Che tempo che fa. Sua figlia rispondendo in diretta a Fazio chiese di attendere un attimo perché papà era al telefono con la Merkel. Applausi. Flashforward. Inizia 90special e Fiorello regala a Nicola Savino venti minuti di aneddoti sul suo Karaoke anni ’90. Poi arriva una giacca gialla dell’epoca con tanto di gelato/microfono. La nebbia agli irti colli piovigginando sale. Nostalgia. Il pubblico è in visibilio. E il resto delle due trasmissioni non se l’è filate nessuno.

Se fa così anche per Sanremo andiamo a letto presto. Del resto lo dice anche lui. Non invitatemi nei programmi serali perché alle dieci vado a letto. E con Baglioni che lo voleva alle 22e30 è stata una lotta dura. Già, 57 primavere e non sentirle. Fiorello sembra sempre un ragazzino. Sarà per quel taglio di capelli che ogni anno cambia sempre (oggi staziona su un sale e pepe alla Richard Gere da vero playboy), ma vederlo avviarsi alla pensione fa spavento. Il Mr Wolf della tv italiana ricambia comunque il favore a tanti colleghi. Con Baglioni aveva duettato nel 2009 al Fiorello Show. Strada facendo. Poi fece qualcosina che non ricordiamo con precisione nel 2004 nel fortunatissimo Stasera pago io. Un’imitazione di Ramazzotti, con Baglioni ventriloquo alla Jose Luis Moreno e lui animato alla Rockfeller. Perché che cos’è la carriera da showman di Fiorello se non un lungo, infinito, travolgente karaoke tranquillo? Baudo al provino per la Rai sul finire degli anni ottanta toppò pure ma l’aveva capito. Troppo lungo sei. Fantastico lo presento io.

Fiorello imbalsamato con la cartelletta in mano è impossibile anche solo da pensare. Fiorello deve cantare, scherzare, giocare con le voci altrui. Gareggiare con ospiti blasonati tra gorgheggi e controcanti, coretti e sovrapposizioni di tonalità. Fiorello deve sfottere anche un pochino chi gli sta a fianco. È nelle sue corde. “Che ne sanno le aringhe nubili/dei riti dei merluzzi baltici/in questa fine di secolo?/Che ne sanno cozze apatiche/dell’umore di vivaci totani/all’alba del terzo millennio?”. Alzi la mano chi non si piega dal ridere a questa imitazione di Franco Battiato. Un cavallo di battaglia di Fiore. Un brano che aveva pure inciso e fatto girare in radio grazie a Claudio Cecchetto. Pare che Alice, la cantante, si complimentò con Battiato per il nuovo brano. Fiorello è questo qui. Un eterno animatore di anime canterine. Vuoi per la celeberrima esperienza nei villaggi Valtur, vuoi per l’irrefrenabile energia dei vent’anni, il ragazzo dall’ex lunga coda di cavallo è sempre sembrato animato dal fuoco sacro dell’ipercinesi.

Mentre i concorrenti del Karaoke cantavano, pardon correvano dietro al tempo giusto del brano, Fiore si muoveva in continuazione alle loro spalle. Una chiacchiera con un tizio, un cappello preso al volo e messo in testa, gli occhiali da sole rubati ad una ragazza e indossati anche se sera. Un ciclone di gesti minimi sullo sfondo. Poi di nuovo il primo piano a supporto di un’intonazione sbagliata del concorrente. Scucire e ricucire. Ricucire e scucire. Lo immaginiamo così Fiorello a Sanremo. Mentre canta Ornella Vanoni ad intrufolarsi tra i chitarristi dell’orchestra e mimare un paio di accordi. Scendere lo scalone di corsa e sostituire per pochi secondi il direttore d’orchestra. Infine di nuovo sul palco in primo piano a riprendere il ritornello di una canzone baglionesca, magari con le letterine del testo in sovraimpressione che si colorano progressivamente come al fu Karaoke.

Del resto sul palco di Sanremo Fiorello ha già messo piede come cantante in gara. 1995. Finalmente tu. Non di ottimo auspicio il titolo, ma nemmeno un fiasco allo Vasco Rossi modello Vita spericolata. Arrivò quinto, nell’anno di una Giorgia splendida, tirata a lucido, ed un brano storia del pop, Come saprei. Fiorello, fuori dalle pure formalità e dagli smoking d’ordinanza, deve improvvisare. E avere la spalla giusta. Le follie radiofoniche di Viva Radio Deejay e Viva Radio2, la prima fu Cecchetto a chiedergliela un po’ “alla Alto Gradimento”, ebbero Marco Baldini a supporto. E dopo “la perdita” di Baldini, obiettivamente Fiore non è stato più lo stesso. I monologhi non gli si addicono. Non è un comico puro. Non è il Grillo di Sanremo ’89. E nemmeno l’impaurito Crozza del 2013. Fiorello fa sorridere nel momento in cui deforma un ricordo, in cui gioca in modo brillante con un testo sacro della musica. Imitazioni di politici sì, ma senza esagerare. Fiore veleggia in mare aperto quando intona sereno Battisti e Cocciante. Non troppa America sui manifesti, please. Perché la pronuncia un filo difetta. Talento nostrano Rosario. Cuore caldo di un Sud laborioso che sembra Cinisello Balsamo. Uno che con l’entusiasmo vocale di un ritornello “le bionde trecce e gli occhi azzurri e poi” abbraccia l’intero paese. Raffinato e nazionalpopolare allo stesso tempo. Mai sciocco e volgare. Sarebbe perfetto per condurlo, un festival di Sanremo. Senza cartelletta in mano.