Quattro giorni di lezione persi in un mese e il rischio che il numero salga nel corso dell’anno scolastico. Per colpa delle polveri dell’Ilva, le scuole del quartiere Tamburi di Taranto sono rimaste chiuse anche oggi e la stessa situazione si ripeterà anche domani. “Per migliorare la situazione i miei studenti hanno come unico strumento proprio lo studio – dice a ilfattoquotidiano.it la preside di una delle due scuole coinvolte – Quanti giorni ancora devono saltare?”.

I cancelli erano rimasti sbarrati per poco meno di 2mila alunni anche lo scorso 25 ottobre e di nuovo la scorsa settimana, il 20 novembre, nella Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia, mentre la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli parlava di studio e salute come diritti inviolabili. Tranne per gli studenti del rione più vicino ai parchi minerali scoperti dell’acciaieria, da dove le polveri svolazzano verso abitazioni e istituti scolastici quando il vento soffia da nord-nordovest. Nei giorni in cui accade – i wind days, come sono stati ribattezzati – il sindaco Rinaldo Melucci ha previsto la chiusura delle scuole con un’ordinanza del 24 ottobre, seguita a uno dei peggiori wind days che la città ricordi. Troppo alto il rischio per la salute.

“È una contraddizione costituzionale che deve essere risolta”, spiega Elisabetta Scalera, preside della scuola Vico De Carolis che conta quasi 1.400 bambini iscritti. Nelle scorse ore la dirigente ha incontrato il vice-sindaco di Taranto Rocco De Franchi per definire un percorso che permetta di tamponare la situazione. Tira un sospiro di sollievo, Scalera: “Finalmente qualcuno ci sta accanto”. Altri due giorni, intanto, sono stati persi e senza un’alternativa definitiva l’inverno non potrà che allungare la lista di giorni in cui il rione Tamburi è “sottovento” rispetto all’Ilva. “Ci preme tantissimo che siano garantite le migliori condizioni per la salute e oggi non lo sono – prosegue la preside – Ma vorremmo garantire innanzitutto il diritto allo studio. Noi siamo una scuola e il nostro primo obiettivo è che non vengano perse ore di lezione”. Anche perché aggiunge Scalera – che condivide le stesse preoccupazioni del dirigente dell’Istituto comprensivo Galilei, il quale ha due plessi nel quartiere – “questi poveri figli hanno come unica possibilità di riscatto crescere e formarsi, andar via o rimanere con gli strumenti giusti per cambiare questa realtà, che non migliora dall’oggi al domani”.

Il disagio coinvolge anche i genitori degli studenti. A loro aveva pensato la preside in occasione della Giornata mondiale dei diritti dell’infanzia: “A noi, a me, alle famiglie, qualcuno dovrà spiegare cosa fare”. E proprio le famiglie degli alunni sono intervenute sui social per protestare. “Niente scuola per i bambini, così non disturbano l’Ilva”, ha scritto una mamma. In tanti si rivolgono al primo cittadino: “Caro sindaco, se i giorni di wind day dovessero essere due o tre al mese lei ci fa rimanere i bambini a casa? Ma lo sa che è importante l’istruzione scolastica? Tutte queste assenze come si recuperano? Se i bimbi non vanno a scuola non possiamo segregarli in casa, li portiamo con noi a fare la spesa e sono lo stesso esposti”, si interroga un altro genitore. La decisione drastica dello scorso ottobre si aggiunge a quanto già previsto cautelativamente dalla Asl – finestre chiuse, no attività fisiche all’aperto e riduzione della mobilità con mezzi privati – e potrebbe potenzialmente ripetersi in ogni giornata ventosa da qui al 2020, anno in cui è prevista la conclusione dei lavori per la copertura dei parchi minerali.

Melucci viene incalzato anche dai consiglieri comunali del Movimento Cinque Stelle, che hanno presentato una mozione per sollecitare il fermo dell’Ilva nei giorni di vento forte. Massimo Battista e Francesco Nevoli chiedono al sindaco di vietare anche lo spolverio di minerali sui nastri trasportatori “anziché agire sui cittadini che l’inquinamento lo subiscono”. Il deputato Davide Crippa ha chiesto invece che il ministro per lo Sviluppo economico, Carlo Calenda, “venga a riferire in Parlamento ora che anche l’Antitrust sembra stia bocciando l’operazione Marcegaglia, lasciando in sospeso la situazione“. La nuova sospensione, ha aggiunto, “non fa altro che gettare ombre su una situazione già drammatica vissuta in prima persona, e da anni, dai cittadini di Taranto”.