“Le bambine e i bambini, le adolescenti e gli adolescenti hanno diritti che vanno tutelati e salvaguardati. Tanto più che loro stessi, per via della giovane età, spesso non sanno di possederli. Non discriminazione, pieno sviluppo, libertà di pensiero e di espressione, diritti alla salute e all’istruzione: la Giornata di oggi ci ricorda che questi – e molti altri ad essi collegati – devono essere gli obiettivi della nostra azione di comunità educante quando parliamo di infanzia e di adolescenza. Oggi e ogni giorno.

La ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli ha lanciato questo messaggio, ieri, nella Giornata dei diritti dell’infanzia, istituita in tutto il mondo nella data in cui venne adottata dall’Assemblea dell’Onu la Convenzione sui diritti dell’infanzia e dell’adolescenza.

Poche ore prima sul tavolo del presidente del Consiglio Paolo Gentiloni era arrivata una lettera firmata da una studentessa tarantina di 13 anni: “Frequento la scuola Gabelli nel quartiere Tamburi. Domani (lunedì, appunto) io e la mia classe avremmo dovuto partecipare ad una marcia per i diritti dei ragazzi ma a causa “wind day” non possiamo andarci – ha scritto l’adolescente – Non è giusto che noi dei Tamburi dobbiamo sempre essere emarginati da tutto e non abbiamo il diritto di partecipare a degli eventi, eppure lo scopo di quella marcia è proprio far valere il diritto che noi adolescenti abbiamo. Noi vogliamo una risposta: possiamo vivere o no?“.

Per capire il peso enorme dell’interrogativo posto dalla studentessa di Taranto è necessario conoscere un dettaglio: quando nella città jonica il vento spira da nord-ovest (e accade spesso) le montagne di minerale che serviranno alla produzione dell’acciaio dell’Ilva svolazzano nell’aria raggiungendo il rione Tamburi, il più vicino all’impianto siderurgico. E in via precauzionale, le scuole non aprono. Perché quelle polveri si infilano ovunque e le aule, proprio per la presenza dei bambini, non possono essere arieggiate. Tutti a casa, ma senza ‘olè’.

Era accaduto già ad ottobre. Il vento aveva preso a soffiare, il cielo di Taranto si era oscurato e il sindaco Rinaldo Melucci aveva preso la sua decisione: “Troppi rischi, da oggi in poi le scuole resteranno chiuse in ogni wind day. Il destino ha voluto che il primo giorno di vento forte, dopo quello coinciso con la firma dell’ordinanza, cadesse proprio nella Giornata dei diritti dell’infanzia, costringendo i bambini tarantini a una scelta obbligata tra due aspetti fondamentali della loro esistenza che dovrebbero essere tutelati: salute e scuola.

Quelle montagne di minerale – se verrà rispettato il crono-programma recentemente stabilito – verranno coperte alla fine del 2020. Un anticipo di tre anni rispetto ai tempi previsti fino a qualche mese fa salutato da tutti con applausi scroscianti così forti da spellarsi le mani. In pochi però ricordano che la copertura dei parchi era stata decisa nel 2011, ma tutto è rimasto sospeso nel limbo delle proroghe, dei ‘vedremo’, delle emergenze e degli scandali che hanno travolto l’Ilva.

Così ieri Elisabetta Scalera, la preside delle scuole Vico-De Carolis di via Deledda, nel quartiere Tamburi, ha messo in fila parole semplici e drammatiche: “Ritengo che la questione debba essere affrontata a livello istituzionale più alto. E’ una assurdità, una contraddizione nei termini. Il diritto alla salute non sta garantendo il diritto allo studio”, ha detto di fronte al secondo giorno di scuola saltato dai suoi studenti in meno di un mese sol perché il vento soffia dalla parte sbagliata.

“Qui da noi il vento di nord-nord ovest spira ogni 15-20 giorni col rischio di andare incontro a fenomeni che si rinnovano più frequentemente e che si allungano anche nella durata – ha aggiunto – Cosa si farà in tutti questi giorni? A noi, a me, alle famiglie, ai bambini, qualcuno dovrà pur spiegare cosa fare”.

Una spiegazione potrebbe iniziare a darla la ministra Fedeli. Ha parlato di “non discriminazione”, ha scandito che i diritti dei più piccoli “vanno salvaguardati e tutelati”. Tranne che tu non sia un bambino del quartiere Tamburi. In quel caso, al momento, non puoi che arrangiarti di fronte a un dilemma simile a quello posto dagli assassini a Pinocchio: lo zaino o la vita.

Risponda quindi all’appello della preside Elisabetta Scalera, azzeri la distanza tra buon governo e discorsi infarciti di belle ma vuote intenzioni: trovi una soluzione per gli studenti del rione più vicino all’Ilva, l’industria che i governi degli ultimi anni hanno tutelato in ogni modo. Dimostri che il vento sta cambiando davvero, spazzando via l’insopportabile tanfo di due diritti che dovrebbero viaggiare a braccetto ma che ai Tamburi sono confliggenti. Sciolga l’interrogativo posto da una 13enne: “Possiamo vivere o no?”. Lo ha detto proprio lei, ministra: “Diritti alla salute e all’istruzione devono essere gli obiettivi della nostra azione di comunità educante quando parliamo di infanzia e di adolescenza. Oggi e ogni giorno”. Ieri è ormai andato, ci accontenteremo dei giorni che abbiamo davanti.