Ogni studente con disabilità grave dovrebbe avere un Piano educativo personalizzato (Pei) con conseguente sostegno dedicato, ma come sostiene Barbara Ruta non è così, almeno non nel suo “particolare” caso. La donna vive con il marito in Sicilia ed è madre di due figli con autismo, Mattia e Alessio, ma solo uno di loro viene seguito in classe regolarmente e con le giuste metodologie. Se a Mattia sono state assegnate le giuste ore di sostegno con professore abilitato, oltre ad un Assistente per l’autonomia e comunicazione (Asacom), al fratello sono state negati gli stessi servizi di assistenza fondamentali per interagire con gli altri. Alessio, inoltre, ha solo 6 ore di sostegno su 12 richieste dalla scuola, con l’aggravante – afferma Barbara – “di essere affiancato da un insegnante senza titolo e completamente senza assistenza alla comunicazione”. La madre si rifiuta di accettare questi “forti disagi”, “il diritto allo studio è stato leso in maniera grave e quello che perderà mio figlio non sarà facile recuperarlo. Un genitore deve lottare soprattutto quando si vede portare via gli unici mezzi che proietteranno i propri figli verso un futuro, circondato da una società che ancora è molto ignorante e uno Stato che ignora le persone con disabilità”.