Una notte insonne, piangendo e disperandosi per la condanna all’ergastolo inflittagli ieri dal tribunale di Bergamo. La prima notte in carcere per Massimo Bossetti è stata questa. L’avvocato Claudio Salvagni, che questa mattina gli ha fatto visita, racconta di averlo trovato molto scosso per il verdetto di ieri. Il muratore di Mapello, che si è sempre dichiarato innocente e anche ieri ai giudici ha ribadito la sua estraneità, ha ricevuto la vista anche della moglie Marita Comi. Era da sola, senza i figli. I giudici hanno tolto al condannato la patria potestà.

Mentre gli agenti della polizia penitenziaria lo riportavano in carcere Bossetti ieri si era sfogato con i suoi legali parlando di “una mazzata grossissima” e continuando a ripetere, “non sono stato io, non è giusto, non è possibile”.

E se il muratore continua a ribadire, come aveva già fatto stamani prima che i giudici entrassero in camera di consiglio supplicandoli anche di “ripetere l’esame del Dna“, di essere stato condannato “da innocente”, per i genitori di Yara la “verità” che hanno sempre cercato, spesso in silenzio, è arrivata, almeno in primo grado. Dopo sei anni di dolore, passati anche a seguire esiti di indagini lunghe e complesse con estrema compostezza, ieri hanno atteso il verdetto nella loro casa, dove la ragazzina, “sale e collante della nostra famiglia”, avrebbe voluto fare rientro quel 26 novembre del 2010, ma senza “rancore o odio” come ha sempre spiegato chi li conosce. E non per avere “un colpevole ma il colpevole”. Quell’assassino che, invece, a detta di Bossetti, “è ancora in libertà“.

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