Coltivare la cannabis, anche solo per uso personale, rimane un reato sanzionabile. Lo ha stabilito la Corte Costituzionale, che ha dichiarato “non fondata” la questione di legittimità costituzionale sollevata dalla Corte di appello di Brescia sul “trattamento sanzionatorio” della coltivazione di piante di cannabis per uso personale.

I giudici lombardi avevano inviato gli atti alla Consulta per le disposizioni della legge del ’90, nella parte in cui esclude tra le condotte suscettibili di sola sanzione amministrativa, qualora finalizzate al solo uso personale dello stupefacente, appunto la coltivazione delle piante di marijuana. “La decisione – viene spiegato in una nota diffusa dalla stessa Corte – è riferita all’articolo 75 del Testo unico in materia di stupefacenti ed è stata assunta nel solco delle sue precedenti pronunce in materia”.

Anche il Parlamento, intanto, si occupa del tema. Nell’ottobre del 2015 la proposta di legge per la legalizzazione della marijuana è approdata alla Camera, tra i pareri e le reazioni discordanti delle diverse parti politiche: se infatti Civati di Possibile aveva accolto la ipotetica legalizzazione come un “possibile volano per l’economia”, da destra si era sollevata l’obiezione di Giorgia Meloni di Fratelli d’Italia, indignata perché anziché del lavoro dei giovani il governo si occupava delle loro “canne”.

Mentre, dunque, il Consiglio dei Ministri ha dato il via libera alle depenalizzazioni della coltivazione a scopo terapeutico, alla Camera rimane non ancora sbloccato il testo bipartisan che propone di farlo anche per l’uso a scopo ricreativo. Il 13 gennaio una relazione ha avviato l’iter del testo, attualmente sottoscritto da 218 parlamentari e in attesa di essere portato in Commissione. Le commissioni Giustizia e Affari sociali alla Camera dovrebbero svolgere un ciclo di audizioni per approfondire le questioni legate alle proposte di legge sulla legalizzazione della cannabis.

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