Si torna a parlare, periodicamente, della responsabilità civile dei magistrati. “Se un magistrato sbaglia deve pagare” è il mantra che recitano ormai molti esponenti politici, citando – a sproposito – una decisione della Corte di Giustizia, che, al contrario, si riferisce alla responsabilità dello Stato (e non dei Magistrati!) per i danni derivanti da colpa lieve.

Sulla reale utilità di una eventuale iniziativa legislativa mi sono già espresso in un post che vi invito a rileggere, ma ne approfitto per svolgere qualche altra considerazione.

Partiamo da tre dati. Primo: il Capo dello Stato ha recentemente parlato di sensibile scadimento del processo di formazione delle leggi. Secondo, spesso norme anche di grande rilevanza e diffusa applicazione sono censurate dalla Corte Costituzionale, che le dichiara contrarie alla Carta Costituzionale. Terzo: la Corte di Giustizia bacchetta sovente l’Italia per mancata applicazione di norme comunitarie, rispetto alle quali si è impegnata aderendo alla Unione Europea.

Su questi dati di fatto, credo sia sin troppo evidente che se il Giudice deve applicare le leggi (pena la sua responsabilità), occorre quantomeno che quelle leggi siano chiare, comprensibili a tutti, non suscettibili di equivoci e non contrarie alle norme sopranazionali. In caso contrario, piuttosto che prendersela con i giudici, sarebbe logico e prioritario studiare forme di responsabilità diretta per i danni che il legislatore (cioè i singoli parlamentari che hanno votato le leggi o il governo che ha emanato decreti legge) arreca alla intera collettività con il cattivo legiferare, rispetto al quale i giudici sono troppo spesso chiamati a fare veri e propri miracoli interpretativi a fronte di errori, incongruenze, contraddittorietà, lacune di disciplina.
Insomma, se proprio si vuole parlare di inasprimento delle norme sulla responsabilità dei giudici (che già esistono), bisognerebbe quantomeno risolvere prima la quaestio della responsabilità civile dei politici, che, invece, oggi di responsabilità non ne hanno nessuna.

Vediamo ora perché non vi è stato sino ad ora un dibattito in tal senso. Storicamente si è sempre detto che siccome lo Stato è sovrano, non può essere responsabile. Ed era anche logico: se lo Stato fa le leggi, non può rispondere delle scelte che fa. Tuttavia, oggi questa realtà è superata: non solo lo Stato risponde (da tempo) dei danni arrecati nell’adottare provvedimenti amministrativi, ma, addirittura, risponde del “cattivo legiferare”, innanzi alle autorità giudiziarie sovranazionali, a seguito della adesione alla CEE/UE ed al Trattato istitutivo della CEDU.

Ed allora, perché i politici non dovrebbero pagare quando fanno leggi sbagliate, che vengono censurate dalle Corti Europee o dalla Consulta? La responsabilità è di chi non sa fare le leggi o di chi è tenuto ad applicarle (i giudici)?