Corsi e ricorsi nella cronaca giudiziaria. L’imprenditore che ride perché sa che dopo un terremoto, dopo i morti e le macerie ci sarà da ricostruire e magari arricchirsi. Anche il terremoto del Centro Italia del 2016, come quello dell’Aquila 7 anni prima, con Francesco Piscicelli, fa registrare un costruttore che festeggia: si tratta di Vito Giuseppe Giustino, 65enne di Altamura (Bari), presidente del Cda della società cooperativa l’Internazionale, intercettato nella nuova inchiesta della procura de L’Aquila su ipotizzate mazzette nella ricostruzione pubblica. Nell’ordinanza il gip scrive proprio così: “RIDE”. L’uomo, ora ai domiciliari, annuisce e sghignazza parlando delle future commesse, in particolare ad Amatrice. Un particolare che emerge nel provvedimento emesso nei confronti di 15 persone: 10 ai domiciliari, ad altri cinque indagati sono stati notificati cinque provvedimenti di applicazione del divieto temporaneo di esercitare l’attività professionale. I militari dell’Arma hanno eseguito anche una serie di perquisizioni e sequestri tra L’Aquila, Teramo, Pesaro Urbino, Bari e Benevento. Tra i reati contestati la corruzione, l’abuso d’ufficio e la turbativa d’asta che sarebbero stati commessi in quello che è stato definito il “cantiere più grande d’Europa“.

La nuova inchiesta giudiziaria, 35 gli indagati in totale, coinvolge funzionari pubblici, professionisti e imprenditori, tra cui nomi eccellenti. Le indagini, coordinate dal procuratore capo Michele Renzo e dal pm Antonietta Picardi, sono scaturite da spunti investigativi emersi da un’altra inchiesta. A inchiodare gli indagati sono intercettazioni telefoniche e ambientali, oltre che video e foto che dimostrerebbero le mazzette per vincere gli appalti.

Tra le intercettazioni quella di Giustino al telefono con il geometra della sua stessa ditta, Leonardo Santoro, anche lui ai domiciliari. Santoro, si legge nell’ordinanza secondo quanto riporta l’Ansa, gli racconta quello che ha detto a Lionello Piccinini, dipendente del Mibact Abruzzo, a sua volta ai domiciliari, dopo il terremoto di Amatrice (per cui ieri sono state chiuse le indagini per il crollo delle case popolari): “Se ti posso essere utile, voi fate l’elenco, mò dovete fare uno screening dei beni sotto vostra tutela: se vi serve qualcosa per i puntellamenti, via dicendo, noi siamo a disposizione”, racconta Santoro a Giustino, che ride più volte. “Siamo strutturati, abbiamo una struttura potentissima e abbiamo bisogno di fare qualcosa per tenerci attivi. Abbiamo chiuso un po’ cantieri e abbiamo diciamo una cinquantina di unità lavorative che non so dove o mandarle”.

Come si legge nelle 183 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal giudice Giuseppe Romano Gargarella, dopo le nuove scosse di terremoto “gli imprenditori monitorati da questo ufficio, tra i quali hanno assunto un comportamento particolarmente cinico i rappresentanti della società l’Internazionale, hanno cercato nuovi incarichi, grazie ai rapporti diretti con i pubblici funzionari”. Santoro, riassume il gip, spiegava al suo datore di lavoro “che presso il Mibact era stata creata un’unità di crisi per valutare i danni ai beni architettonici. Giustino, sentite le parole del Santoro – prosegue Gargarella – ha riso in maniera beffarda della nuova situazione venutasi a creare, in quanto per l’impresa il nuovo sisma non avrebbe potuto che portare nuovi introiti, tanto più se l’appoggio di Piccinini e Marchetti (altri due arrestati, ndr), funzionari del Mibact e inseriti nell’unità di crisi, non sarebbe venuto meno”.

Nell’ordinanza del gip Gargarella si sottolinea che le condotte poste in essere da alcuni funzionari pubblici, inseriti nell’ambito del Segretariato Regionale del Mibact dell’Abruzzo, i quali, ricoprendo varie funzioni e ruoli nel contesto dell’assegnazione e controllo sulle opere di restauro successive al sisma del 2009, “avrebbero gestito le gare in maniera clientelare, attribuendo incarichi professionali a parenti ed amici“.