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Tutti i guai dei direttori della Giustizia: 1600 in protesta per inquadramento e selezione

Sono assunti per concorso e svolgono un ruolo fondamentale per il sistema Giustizia. Per effetto della recente contrattazione, sono stati inquadrati in un’area inferiore
Tutti i guai dei direttori della Giustizia: 1600 in protesta per inquadramento e selezione
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Mi occupo ancora una volta dei Direttori del Ministero della Giustizia, ormai sotto assedio di via Arenula.

Sono circa 1600 dipendenti, assunti per concorso, laureati e muniti di elementi di specializzazione che svolgono un ruolo fondamentale per il sistema Giustizia. Essi, infatti, dirigono il personale amministrativo degli uffici giudiziari e svolgono funzioni del “direttore” attività di “elevato contenuto specialistico”, tra le quali rientrano le funzioni vicarie del dirigente, l’attività ispettiva, l’appartenenza ad organi collegiali, la rappresentanza e la cura degli interessi dell’Amministrazione, la direzione di uffici e di personale.

Ora, per effetto della recente contrattazione, i direttori – che sono una particolarità del Ministero della Giustizia – sono stati inquadrati in un’area inferiore a quella che compete loro (ossia nell’area dei funzionari, anziché in quella delle elevate professionalità). Questo errato inquadramento è attualmente oggetto di contenzioso. Oltre a ciò, mentre i direttori sono stati assunti tutti per concorso (l’ultimo nel 2020/2021 con assunzioni fino al 2024), una procedura del Ministero – avviata il 25 novembre 2025 e in via di definizione – consente l’accesso al profilo di direttore, senza concorso, a 476 funzionari (cioè a coloro che appartengono al profilo inferiore). Procedura considerata illegittima ed impugnata dai direttori. Ad oggi il giudizio è in corso.

Mi preme evidenziare che fino al 2022 i direttori erano inquadrati in terza area (quella più elevata del personale dirigenziale), mentre il resto del personale era ripartito tra la prima (la più bassa) e la seconda area.

Nel 2022 è entrato in vigore il contratto nazionale (CCNL) del comparto “Funzioni Centrali” per gli anni 2019- 2021, che prevede la ripartizione del personale in quattro aree: alle tre già esistenti ne è stata aggiunta una quarta, l’area delle elevate professionalità, che è rimasta vuota, in attesa che vengano definite (in sede di contrattazione sindacale) le famiglie professionali. Il CCNL 2022-2024 ha confermato lo stesso inquadramento.

Contro la norma dei due CCNL che inquadra i direttori nell’area dei funzionari i direttori hanno proposto un ricorso pilota al Tribunale di Napoli, che sarà chiamato all’udienza del 2 luglio 2026. In tale giudizio i direttori hanno chiesto di accertare la nullità dell’art. 18 del CCNL del comparto Funzioni Centrali 2019-2021 e del corrispondente articolo del CCNL 2022-2024, nella parte in cui prevedono che i direttori confluiscano nell’Area Funzionari, nonostante svolgano le mansioni previste dall’area delle Elevate Professionalità. Le ingiustizie del Ministero sono proseguite con la firma del contratto nazionale integrativo del 24 settembre 2025 sulle famiglie professionali.

Il 25 luglio 2024 la bozza che stava per essere firmata prevedeva la soppressione del profilo dei direttori. Per questo i direttori furono costretti ad organizzare una grande manifestazione a Roma, davanti alla Corte di Cassazione, il 10 settembre 2024, a cui parteciparono 600 direttori (su 1600). Il coordinamento dei direttori ha poi proclamato lo sciopero il 20 settembre 2024 (con l’83% di adesione) e il 3 settembre 2025 (col 50% di adesione). A fronte di queste proteste il Ministero ha desistito dal proposito di sopprimere il profilo dei direttori. Ma le ingiustizie sono rimaste.

Con avviso pubblico prot. DOG 0232952 del 25/11/2025 il Ministero ha disposto (tra l’altro) la procedura di interpello per 476 posti di direttore mediante semplice passaggio di profilo da funzionario a direttore. Possono partecipare alla procedura tutti i funzionari che – alla data del 26 aprile 2017 – avevano maturato un’anzianità di servizio di almeno 7 anni nel profilo di funzionario e siano in possesso della laurea.

Questa selezione viene giustificata dal ministero come attuazione di un vecchio accordo sindacale del 26 aprile 2017, nel quale si prevedeva una progressione basata solo sulla anzianità di servizio. Questo accordo prevedeva che la progressione fosse completata entro il 31 dicembre 2018. Tuttavia, questo termine spirò senza che il ministero bandisse alcuna procedura e non venne prorogato. Pertanto, l’accordo è divenuto inefficace.

Nel 2020, durante il coronavirus, il ministro Alfonso Bonafede decise di abbandonare la strada intrapresa con l’accordo del 2017 e di puntare sulla qualità, cosicché il 17 novembre 2020 bandì un concorso (esterno) per 400 direttori. Le assunzioni dei direttori assunti per concorso sono avvenute tra il 2021 ed il 2024. Coloro che erano già funzionari del ministero della Giustizia, vincendo il concorso dovettero stipulare un nuovo contratto, perdendo l’anzianità e la fascia economica di riferimento e dovendo cambiare sede. Tuttavia, a novembre del 2025 il Ministero ha riesumato l’accordo del 2017, bandendo la procedura che consente ai funzionari di diventare direttori per effetto della sola anzianità di servizio.

Contro questa selezione i direttori hanno proposto un ricorso ex art. 700 cpc, nel quale è stata chiesta la sospensione della selezione. Il Tribunale di Napoli ha fissato l’udienza per il 10 giugno 2026, ma – dopo la notifica del ricorso – il Ministero ha accelerato i tempi della selezione, pubblicando la graduatoria provvisoria dei nuovi direttori, mostrando in questo modo di non curarsi della disciplina normativa e di non tenere in alcuna considerazione gli input di qualità ed efficienza imposti dalla legge ed enfatizzati dalla Presidenza del Consiglio.

Per questo i Direttori di Giustizia chiedono:

1) Il blocco immediato (e la successiva revoca) della selezione per il passaggio di profilo da funzionario a direttore;
2) che il Ministero della Giustizia dia corso ad una “coda contrattuale” per l’inquadramento dei direttori nell’area delle elevate professionalità.

Insomma, mi sembra una battaglia giusta che merita tutta la nostra solidarietà e sostegno.

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