Parlerà del Russiagate ma vuole in cambio l’immunità. È la proposta avanzata in queste ore da Michael Flynn, l’ex consigliere per la sicurezza nazionale americano costretto a dimettersi dopo soli 24 giorni per via dei suoi contatti con l’ambasciatore russo a Washington. Flynn, infatti, è pronto a deporre nell’inchiesta sul Russiagate ma in cambio dell’immunità. Lo ha reso noto il suo avvocato, Robert Kelner, secondo cui “il generale Flynn ha certamente una storia da raccontare e lui vuole raccontarla, se le circostanze lo permetteranno”. Quali circostanze? “Nessuna persona assennata – continua il legale – che sia ben consigliata si sottoporrebbe alle domande in un tale ambiente altamente politicizzato, da caccia alle streghe, senza prima aver avuto rassicurazioni contro un procedimento non equo”.

Il primo a parlare esplicitamente di colloqui di Flynn per ottenere l’immunità è stato il Wall Street Journal, ma al momento non ci sarebbe alcuna intesa in merito. Fonti della commissione Intelligence della Congresso, che sta indagando sul Russiagate, hanno fatto sapere di non aver ricevuto alcuna richiesta, mentre la commissione Intelligence del Senato e la Casa Bianca non hanno rilasciato alcun commento. Il generale era stato costretto alle dimissioni il mese scorso, dopo appena 24 giorni, quando era emerso che aveva mentito al vice presidente Mike Pence sui contatti che aveva avuto con l’ambasciatore Sergei Kislyak, con il quale aveva discusso delle sanzioni americane contro Mosca.