Boom di tesseramenti sospetti, accuse di ‘gravi irregolarità’, denunce di infiltrazioni della Camorra e oltre cento immigrati irregolari che avrebbero chiesto di aderire al partito proprio nei minuti del rush finale. I conti sono stati fatti: potranno votare al congresso in 405.041, tanti sono gli iscritti confermati al Partito democratico, comunicati dalle federazioni regionali. Eppure è ancora caos sulle iscrizioni. E non si tratta solo del ‘caso Napoli’. Sono in corso le verifiche delle Commissioni territoriali per il congresso. E il lavoro da fare non manca. L’ultima notizia arriva da Caserta, dove dieci dirigenti del Pd hanno inoltrato un ricorso alle commissioni di garanzia, denunciando ‘gravi irregolarità’ e accusando il segretario cittadino, che da solo ha presentato il 25 per cento degli iscritti. In Puglia, invece, sono stati segnalati casi di circoli chiusi in anticipo rispetto al previsto, di tessere fotocopiate e anche di un boom sospetto di iscrizioni. Tanto che l’eurodeputata campana Pina Picierno ha chiesto che vengano effettuate verifiche.

Il tutto mentre a Napoli, dopo il video girato all’esterno di un’associazione di Miano pubblicato da La Repubblica, e il caso di Castellammare con le cento tessere pagate online con la stessa carta PayPal, si cerca di chiarire anche la segnalazione di un presunto tentativo di infiltrazione del clan camorristico dei Contini nel circolo di San Carlo all’Arena. E su quanto sta avvenendo in diversi comuni della Penisola è intervenuto anche il ministro della Giustizia Andrea Orlando nel corso della trasmissione ‘Omnibus’ in onda su La7: “Prima di dire che sono casi isolati, aspettiamo di vedere il quadro che emerge”. E ha aggiunto: “Se non ci sarà un chiarimento non presenterò le liste per i miei delegati in quei circoli. Non voglio voti che non so da dove vengono”.

IL CASO DI CASERTA – I dirigenti del Pd di Caserta che hanno denunciato le presunte irregolarità accusano il segretario cittadino Enrico Tresca di avere presentato 189 iscritti “senza rendere noti i nomi, gli estremi identificativi e le quote di adesione”. Il segretario avrebbe raccolto da solo la sera di martedì, 28 febbraio, a chiusura dei lavori dell’ufficio adesioni del circolo, il 25% del totale dei tesseramenti registrati regolarmente in 11 giorni di operazioni. Il tutto “in palese violazione delle normative”. A spiegare nel dettaglio le accuse mosse a Tresca è stata Maria Canzano, componente dimissionaria della segreteria del circolo Pd di Caserta: “Secondo i firmatari del ricorso il segretario ha comunicato un numero di iscrizioni (748), superiore di 189 unità rispetto a quanto risultante alla chiusura dell’ultima giornata di tesseramento”. Lo avrebbe fatto, spiegando di aver ricevuto richiesta “da parte di alcuni componenti istituzionali” dell’organizzazione di una ulteriore giornata di tesseramento. E mentre si cerca di fare chiarezza, arriva la presa di posizione del senatore del Pd Franco Mirabelli, commissario provinciale dem a Caserta, secondo il quale è in atto un tentativo “di infangare il buon lavoro fatto sul tesseramento a Caserta e nel casertano, tentando, tra l’altro, di associarlo con le cose gravi che stanno succedendo altrove”.

DALLA PUGLIA ALLA SICILIA – Nel frattempo piovono richieste di verifiche anche in Puglia, dove i tesseramenti sono passati dai 27mila dello scorso anno a 33.500. In un clima già caldo dopo le polemiche dei giorni scorsi su circoli chiusi prima del tempo e tessere fotocopiate, si aggiunge quella sul boom sospetto. Un caso su tutti, quello della Bat (Barletta-Andria-Trani), dove ci sono stati 6mila tesseramenti. Nello specifico, a Barletta le iscrizioni sono state 1.700 e, anche se lo scorso anno erano 3.500, a insospettire sono le mille adesioni registrate online. Dopo l’eurodeputata campana Pina Picierno è intervenuta anche la collega di Cerignola Elena Gentile parlando, sempre in Puglia, di “150 migranti in fila per prendere la tessera a San Severo (Foggia) negli ultimi minuti prima della chiusura del tesseramento”. In tutta risposta è arrivata la smentita dai vertici dem locali, che però parlano di 11 migranti “tutti regolari, che esercitano il loro pieno diritto”. Altri casi sospetti sono stati segnalati anche in Calabria e Sicilia. A Catanzaro e a Reggio Calabria c’è stata la proroga dei termini per il tesseramento di una settimana. Stesso discorso a Enna, dove nei giorni scorsi la polemica è scoppiata per le circa 4mila tessere su 28mila abitanti (anche se il Pd parla di numeri più bassi), molte delle quali sottoscritte da uomini ritenuti vicini all’ex senatore del Pd Mirello Crisafulli. A chiedere la proroga del tesseramento, nei giorni scorsi, sono stati il sindaco di Leonforte Francesco Sinatra e quello di Nicosia Luigi Bonelli che hanno denunciato la mancata pubblicità per le modalità di iscrizione al partito. Tanto che dopo le polemiche Antonio Rubino, componente della Commissione nazionale per il congresso Pd, è stato incaricato di gestire il tesseramento del partito insieme al commissario provinciale Ernesto Carbone, deputato e renziano di ferro.