“La prossima volta potrei non essere io. Magari potrebbe toccare ancora a Paolo Gentiloni, o a Graziano Delrio“. E’ un Renzi dall’atteggiamento profondamente diverso quello che emerge dal colloquio con il Corriere della Sera. Sarà la minaccia di scissione e di listone unico della sinistra, saranno gli ultimi sondaggi che lo vedono in difficoltà, fatto sta che l’ex premier sembra aver messo da parte la modalità del dominus (poco) democratico. Il segretario del Pd lo dice chiaramente: “So che non posso più dettare la linea da solo – aggiunge – ma io continuo a fare il parafulmine per tutti”. Chiaro il riferimento agli attacchi ricevuti dall’interno del Pd: non solo da D’Alema e dalla minoranza, ma anche da Michele Emiliano, che sta raccogliendo le firme per chiedere il congresso. Su questo punto e sulle elezioni, l’ex presidente del Consiglio ha specificato cosa ha in mente: “Il punto è se votare a giugno o a febbraio del 2018. Se si celebra il congresso – ha osservato – si va all’anno prossimo, altrimenti si fanno le primarie. Non ho problemi a fare il congresso. Volevo farlo a dicembre ma me l’hanno impedito”.

Renzi, poi, ha ragionato sul contesto politico generale: “Lo scenario della prossima legislatura imporrà probabilmente governi di coalizione – ha spiegato – Attenzione, però. Trattare con l’Europa e ottenere risultati sarà più difficile, nel nuovo scenario internazionale“. Che è cambiato, al pari del clima che si respira nelle stanze del potere italiano. “Sono il primo a esserne consapevole” ha ammesso l’ex premier, che ha legato il nuovo scenario ai sui suoi prossimi, possibili passi: “So bene che se anche ottenessi un grande risultato, un 37 per cento dei voti, o addirittura un 42 per cento, non esisterebbero più le condizioni per avere un governo libero di fare le cose che ho in mente. Dunque – ha proseguito – è bene ragionare sui pro e i contro delle elezioni anticipate“.

Cambio di rotta netto, specie rispetto al sms inviato qualche giorno fa a Giovanni Floris, quando Renzi sottolineò che l’importante era evitare di far scattare i vitalizi. Oggi, invece, l’ex premier ha frenato e analizzato ogni ipotesi possibile: “Si vuole andare avanti? Siamo pronti, se si ritiene che serva. Con Gentiloni il rapporto è tale che ci diciamo tutto”. Poi il capitolo dei rapporti con l’Europa: “Capisco l’obiezione secondo cui presentarsi al G7 di fine maggio con un governo dimissionario non offrirebbe una bella immagine dell’Italia – ha sottolineato – Ma in Europa andrà comunque un governo dimissionario dopo qualche mese, con la manovra finanziaria alle porte. Quindi…”.

Infine il tema referendum e la clamorosa sconfitta. In tal senso Renzi ha ammesso di non avere attenuanti, ma ha precisato anche che le sue mosse politiche non sono motivate dal desiderio di rivalsa: “Non mi va di essere raffigurato come una persona rosa dalla voglia di andare alle elezioni anticipate per prendersi la rivincita – ha detto Renzi – So che le elezioni non possono essere il secondo tempo dopo il referendum. Quando si perde a calcio, non ci si riprova con la pallanuoto. Io ho avuto la possibilità di tirare un calcio di rigore il 4 dicembre. Me l’hanno parato. Anzi, 41 a 59 significa che l’ho tirato male, malissimo. E adesso è cominciata una fase politica diversa”.