Non ha ancora un nome né contorni definiti, ma il nuovo progetto politico di Massimo D’Alema (con annessa minaccia di scissione) è una cosa seria. Molto seria. E fa paura a Renzi e ai vertici del Partito DemocraticoAl pari delle parole di Bersani, che all’Huffington Post ha preannunciato la creazione di un Ulivo 2.0 in caso di risposte ancora negative alle richieste di confronto da parte della minoranza dem. La questione, spiegano a ilfattoquotidiano.it fonti interne al partito, non è tanto il congresso e la data in cui farlo, quanto l’esigenza non più rimandabile di un cambio di metodo e di rotta nella segreteria dell’ex Rottamatore. Tradotto: basta con l’uomo solo al comando. In ballo c’è il futuro del Pd che, come sottolineano i sondaggi, non arriverebbe al 25% in caso di scissione dalemiana. Al contrario il listone unico della sinistra (copyright Vendola) punta seriamente a stravolgere i piani di Renzi.

Le adesioni sono in continuo aumento: il rischio è che a breve possano garantire la propria presenza anche pezzi grossi della galassia del centrosinistra. Nichi Vendola già c’è, al pari del governatore toscano Enrico Rossi. Resta da capire il futuro di Giuliano Pisapia e, soprattutto, di Michele Emiliano. Di più: c’è addirittura chi vede l’ex sindaco di Bari come possibile candidato premier della formazione dalemiana. Emiliano contro Renzi, insomma, come ormai accade da qualche anno a questa parte. Secondo la fonte del fatto.it l’ipotesi non è peregrina, anche se molto dipenderà dalla legge elettorale con cui si andrà a votare: con il maggioritario, del resto, l’indicazione di un papabile presidente del Consiglio non è contemplata, al contrario di quanto accadrebbe in caso di urne con i partiti uniti in coalizione.

Al momento è fantapolitica, anche perché all’interno del Pd ci sono esponenti di spicco che stanno lavorando alacremente per cercare di evitare una scissione che sancirebbe la fine del Partito Democratico, almeno per come è concepito oggi. In tal senso, il ragionamento di Bersani è chiaro: se strappo sarà, morirà il Pd, ma non l’idea fondante del Pd, che era e resta buona. Particolare non di secondo piano: in caso di divisioni, è praticamente scontato che quasi tutti i fondatori abbandoneranno Renzi, col paradosso di dar vita a un soggetto politico che punterà ad affossare il partito che hanno contribuito a creare. Un particolare non di secondo piano, su cui si concentrano gli sforzi degli sherpa interni ai dem. Con un obiettivo ben preciso: aprire al dialogo e far cambiare modus operandi a Renzi, definito in uno stato di “poca lucidità” e di “confusione politica“. L’ultima dimostrazione è stato il messaggino inviato a Giovanni Floris. Con la reprimenda anti-vitalizi il segretario ha scontentato varie anime dem: chi lo accusa di inseguire Beppe Grillo e il suo populismo, chi ai vitalizi neanche pensa più perché ha già maturato il diritto ad averli, i giovani deputati fedeli e non (che non possono ragionare su soldi che vedrebbero a 65 anni) e chi rischia di non essere ricandidato.

Sì, perché ciò che Renzi nel sms non dice è che per abolire davvero i vitalizi dovrebbe non candidare gli attuali parlamentari che, in caso di rielezione, recupererebbero gli anni persi e, quindi, il diritto al vitalizio. “Il messaggio a Floris? Un autogol” lo definisce un parlamentare laico del Pd, secondo cui il segretario con queste mosse sta mettendo a repentaglio la sua sopravvivenza politica: “Se sfascia il Pd dopo la batosta del referendum, Renzi è finito”. Rimedi? Aprire al confronto con le minoranze, e non solo sulla data del congresso, ma anche e soprattutto sulla nuova legge elettorale. In tal senso, le ultime mosse della segreteria sembrano confermare i timori del premier. “Se servono e se si andrà a elezioni anticipate, allora faremo le primarie per la scelta del leader” ha detto il presidente del Pd Matteo Orfini, che si è detto ‘garante dello statuto’. Lo scrittore ed ex magistrato Gianrico Carofiglio, però, ha liquidato così la pseudo apertura di Orfini: “Primarie per la leadership? Come dicono taluni dirigenti del Pd è tecnicamente una sciocchezza“. Difficile dargli torto, visto l’attuale sistema elettorale improntato al proporzionale. Carofiglio, del resto, qualche giorno fa ha declinato l’invito di Renzi ad entrare nella sua nuova segreteria, la cui nascita è stata annunciata da settimane, ma su cui ancora nulla si sa. La chiamano confusione politica.