“C’è stato chi ha chiesto di fare le primarie, il congresso, il referendum tra gli iscritti. Va bene tutto. Però chi perde il giorno dopo rispetti chi ha vinto, altrimenti è l’anarchia”. Matteo Renzi parla al Tg1 e corre ai ripari dopo le minacce di scissione. Una scissione che considera irrealizzabile, “penso di no, non la capirebbe nessuno”, ma chi in realtà sembra al momento un’ipotesi seria. L’ultimo in ordine di tempo che si è detto pronto a lasciare il Pd e il suo segretario è stato Pierluigi Bersani: “Se Renzi forza, il Pd è finito: rifacciamo l’Ulivo”. Ma la rottura è cominciata con Massimo D’Alema e la sua proposta di ripartire dai Comitati del No, lanciata proprio mentre Renzi tornava sulla scena a Rimini incontrando gli amministratori locali dem.

Insieme a D’Alema anche Nichi Vendola, poi la prima minaccia di scissione arrivata da Michele Emiliano, che da Lucia Annunziata a ‘In mezz’ora’ ha chiesto la convocazione del congresso. Il governatore della Puglia potrebbe essere proprio il candidato premier del nuovo soggetto politico che mercoledì Bersani ha descritto come “un soggetto ulivista, largo, plurale, democratico”. Dopo la difesa del presidente del Pd Matteo Orfini, che ha più volte ribadito come non si possa da Statuto convocare il congresso prima di giugno, ora Renzi sembra invece aprire alle richieste degli oppositori interni.

Un’apertura Orfini l’aveva in realtà già fatta sulla questione delle primarie. A Carta Bianca su Rai3 ha detto: “Qualora ci dovesse essere un’accelerazione sul voto, non faremo in tempo a fare il congresso ma, come chiede Bersani, potremmo tranquillamente trovare il modo di fare le primarie prima delle elezioni”. Sull’argomento invece ha preferito non esprimersi Renzi. “Non so che giorno si voterà, non tocca a me deciderlo”, ha detto al Tg1. All’interno del Pd aveva già dato fastidio infatti il messaggino inviato al conduttore di diMartedì, Giovanni Floris, in cui chiedeva di “evitare i vitalizi“.

L’ex premier ne approfitta però per criticare le manovre di questi giorni: “Ci sono milioni di italiani che hanno votato Sì e che hanno voglia di dare una mano affinché questo Paese sia più semplice e più bello e non ricada nei giochi della Prima Repubblica, come stiamo vedendo in queste ore”. “Discutiamo di disoccupazione, di sicurezza, di banda larga, di innovazione, del futuro dell’ambiente. Così saremo credibili, altrimenti le elezioni saranno solo una caccia alle poltrone“, aggiunge Renzi. Che poi fa mea culpa invece sul referendum: “Forse l’errore più grande è stato quello di perdere di vista le esigenze dei cittadini normali e pensare alle dinamiche del Palazzo“.