“Alla quarta volta, che posso dire? Sono sconvolto. Confido più nella fine anticipata della legislatura che nei colleghi”. È mesto come non mai Giuseppe Vacciano, l’ex Cinque Stelle che oggi per la quarta volta s’è visto bocciare la richiesta di dimissioni da senatore, caso unico al mondo: con 65 voti a favore, 138 contrari e qualche astenuto l’aula ha deciso che deve rimanere contro la sua volontà. Il copione è lo stesso. Lui interviene e rimarca che “non c’è stata alcuna pressione per farlo dimettere” ma che ha maturato la decisione “in totale autonomia e libertà”. Ringrazia i colleghi tutti e augura loro “buon lavoro”.

Ma è troppo ottimista, perché deve fare i conti con il voto contrario dei gruppi di maggioranza, per nulla inclini a consentire che subentri un Cinque Stelle (nel caso Maria Ziantoni da Ariccia, prima dei non eletti nella circoscrizione Lazio nel 2013) laddove i numeri sono già risicati. Anche stavolta, alla ratifica del voto negativo, si levano gli applausi soddisfatti del gruppo del Pd e insieme ai gruppi di Ala, Cor, Misto. Posizioni mirabilmente riassunte dal socialista Enrico Buemi: “Confermo il voto contrario perché non di una vicenda personale si tratta, ma di un problema politico. Perché le dimissioni sono un atto politico”.

Il niet alla richiesta arriva anche dalle fibrillazioni del mondo pentastellato. Anche stavolta intervengono i dissidenti “cacciati” che sempre hanno trasformato il voto su Vacciano in un’occasione per il regolamento di conti. Durissime le parole di Serenella Fucksia (Misto) che accusa il collega di aver fatto una “crociata personale” impegnando l’aula inutilmente. E poi giù fiele contro i Cinque Stelle, rei di applicare la logica dei “capibastone”, di “falsare le rendicontazioni”, di speculare sulle tragedie come sul vitalizio che “per chi ha un lavoro come te è superfluo, ma tanti ne hanno bisogno”. Rincara la dose Alessandra Bencini, eletta coi Cinque Stelle e poi nel Misto-Idv: “Le tue dimissioni sono la prova del fallimento del Movimento. La critica alla libertà di mandato è solo una forma di controllo di chi non si allinea con loro”. Si vota: “Dimissioni respinte”, certifica Calderoli aggiungendo “Alla prossima volta”.