Arriva una svolta sul caos interno al Movimento 5 Stelle di Palermo. Ci sono infatti i primi indagati nell’indagine della procura del capoluogo siciliano sul caso delle firme che sarebbero state ricopiate dagli attivisti per presentare la lista del M5s alle elezioni comunali del 2012. A sollevare la vicenda una serie di servizi delle Iene, la trasmissione di Mediaset che ha intervistato il professor Vincenzo Pintagro, attivista della prima ora e accusatore dei pentastellati palermitani. È stato Pintagro il primo a raccontare di avere visto Claudia Mannino, poi eletta deputata, e l’attivista Samantha Busalacchi, mentre ricopiavano le firme per presentare le liste del M5s, dato che nei moduli originali c’era un errore nel luogo di nascita di uno dei candidati. Quei moduli sono stati poi inviati via mail alla trasmissione di Mediaset, al vicepresidente della Camera Luigi Di Maio e alla procura di Palermo.

L’ufficio inquirente guidato da Francesco Lo Voi ha dunque aperto un’indagine sulla vicenda, dopo che un’altra inchiesta della Digos era stata archiviata nel 2013. Questa volta, però, il procuratore aggiunto Dino Petralia e la sostituta Claudia Ferrari stanno andando avanti e hanno aperto un fascicolo ipotizzando il reato previsto dall’articolo 90, secondo comma, del Testo Unico 570 del 1960. Si tratta di una norma che punisce con la reclusione da due a cinque anni “chiunque forma falsamente, in tutto o in parte, liste di elettori o di candidati od altri atti dal presente Testo Unico destinati alle operazioni elettorali, o altera uno di tali atti veri oppure sostituisce, sopprime o distrugge in tutto o in parte uno degli atti medesimi”. Il procedimento penale n. 18679/16, cioè quello sulle firme false dei grillini, era stato aperto a carico d’ignoti, ma secondo alcune indiscrezioni – confermate anche dall’agenzia Ansa – la situazione sarebbe cambiata negli ultimi giorni. Bocche cucite negli ambienti giudiziari sull’identità dei primi indagati, che però a questo punto si vedranno recapitare gli inviti a comparire. Da più parti, infatti, c’è l’interesse a fare presto.

“Confidiamo nell’attività della magistratura e offriremo tutto il nostro supporto affinché venga fatta chiarezza. Se qualcuno degli attivisti del Movimento 5 Stelle a Palermo sa qualcosa di più ce lo comunichi. I portavoce del MoVimento 5 Stelle accusati nel servizio hanno sporto denuncia per diffamazione e calunnia e si sono dichiarati assolutamente estranei e non coinvolti nei fatti. Se sarà accertato che i colpevoli sono iscritti al Movimento 5 Stelle saranno presi adeguati provvedimenti disciplinari”, aveva scritto Beppe Grillo sul suo blog dopo la riapertura delle indagini da parte della procura. Nel frattempo, infatti, i deputati Riccardo Nuti, Loredana Lupo, Giampiero Trizzino e la stessa Mannino avevano denunciato Pintagro e Le Iene, nonostante Grillo avesse ringraziato nel suo post la trasmissione Mediaset. Il caso delle firme false, tra l’altro, ha avvelenato il clima all’interno del meet up palermitano che lunedì sera aveva messo in agenda un’assemblea per discutere della vicenda. Quell’incontro però è saltato mentre dentro al meet up non si placano le accuse incrociate. L’ultima è legata all’esistenza di un documento interno che chiede la sospensione dei deputati Mannino e Nuti, e l’esclusione dell’attivista Busalacchi e di Riccardo Ricciardi, marito della deputata Lupo, dagli aspiranti candidati sindaco.

“Quel documento esiste e avremmo voluto presentarlo ieri sera. Non escludo che la riunione sia saltata per evitare di entrare nel merito della nostra richiesta. È da tempo che nel M5s a Palermo non c’è libera partecipazione: è stato ridotto a un club esclusivo e non a un movimento inclusivo”, accusa l’attivista Massimo Trezza, che però – secondo diversi esponenti del M5s – parla solo a titolo personale. “La riunione è stata annullata per due semplici motivi: c’era bisogno di una comunicazione alla Digos ma l’abbiamo saputo troppo tardi e poi ci è stato fatto sapere che la location individuata non era più disponibile. Bisogna considerare poi che il tentativo di rispondere all’esigenza di un momento di confronto interno è stato trasformato in un fenomeno mediaticamente rilevante. Lo scopo non era agevolare i detrattori del Movimento ma contribuire al nostro dibattito politico interno”, spiega invece Adriano Varrica, tra i fondatori del meet up palermitano. Nel frattempo rimangono nel limbo le 122 persone che hanno inviato il loro curriculum per candidarsi sindaco di Palermo con i 5 Stelle. In teoria lo sfidante di Leoluca Orlando e i candidati al consiglio comunale dovevano essere scelti con le comunarie, e cioè con il voto su internet degli attivisti, previsto in origine per la fine di settembre, però annullato e rinviato a data da destinarsi. Da allora delle comunarie non si ha più alcuna notizia.