Un nuovo fascicolo d’indagine per capire se quattro anni fa furono compiute irregolarità nella presentazione della lista del Movimento 5 stelle. La procura di Palermo torna ad indagare sulle presunte firme false depositate dagli attivisti pentastellati per partecipare alle amministrative cittadine del 2012. L’inchiesta, coordinata dal procuratore capo Francesco Lo Voi e dal’aggiunto Dino Petralia, è stata aperta già prima che Le Iene sollevassero il caso con due servizi televisivi. Secondo la trasmissione di Mediaset, infatti, nel 2012 gli attivisti del M5s avevano raccolto le firme necessarie alla presentazione delle liste in moduli che contenevano un errore nel luogo di nascita di uno dei candidati: per sanare lo sbaglio avrebbero quindi ricopiato di loro pugno duemila firme regolarmente raccolte su altri moduli corretti. Ed è per questo motivo che, intervistati dall’inviato Filippo Roma, alcuni cittadini non hanno riconosciuto la loro calligrafia tra le firme depositate in municipio. Quel plico con i cinque moduli originali per la raccolta firme mai consegnati, però, non era stato spedito da una mano anonima solo alla redazione della trasmissione televisiva, ma anche alla procura del capoluogo siciliano, che per questo motivo ha riaperto l’inchiesta da alcune settimane. Già nel 2013 la Digos aveva indagato sulla vicenda, archiviando il fascicolo che era stato aperto con il cosiddetto modello 45, cioè quello utilizzato per gli atti che non costituiscono reato.

Questa volta, però, sul tavolo degli investigatori c’è un elemento in più, e cioè i moduli originali della raccolta firme del 2012. A questo punto è altamente probabile che gli inquirenti vogliano ascoltare la versione del professor Vincenzo Pintagro, l’attivista che ai microfoni delle Iene si è trasformato nel grande accusatore dei grillini palermitani. Pintagro, infatti, ha raccontato che nel 2012 aveva sorpreso due attiviste intente a ricopiare le firme: si tratta della deputata Claudia Mannino e della collaboratrice parlamentare Samanta Busalacchi. Entrambe hanno smentito le accuse, e la parlamentare ha annunciato di essere pronta a denunciare Pintagro. Un annuncio replicato anche dai deputati Riccardo Nuti, Loredana Lupo e Giampiero Trizzino, a loro volta tirati in ballo dal professore.

E se nei giorni scorsi Beppe Grillo aveva chiesto un chiarimento sulla vicenda ai suoi parlamentari, adesso arriva direttamente un post sul blog a commentare la notizia della riapertura delle indagini da parte della procura di Palermo. “Confidiamo nell’attività della magistratura e offriremo tutto il nostro supporto affinché venga fatta chiarezza: il Movimento 5 Stelle in questa vicenda è parte lesa perché qualcuno ha probabilmente compiuto un reato utilizzando il nostro simbolo. La prima cosa che è stata fatta non appena ricevuto notizia dei fatti e prima del servizio delle Iene è stata quella di mandare tutti i documenti ai carabinieri. Stando alla ricostruzione andata in onda siamo davanti a un dramma dell’ignoranza. Come ricostruito dalle Iene alle elezioni comunali del 2012 a Palermo sono state raccolte le firme di sostegno su alcuni moduli che riportavano un errore: il luogo di nascita di uno dei candidati. Così, anziché raccogliere nuovamente le firme, sono state ricopiate tutte le firme in un un nuovo modulo, il che configurerebbe un reato grave anche se compiuto in modo stupido e per nessuna ragione. Infatti il numero di firme necessarie sarebbe stato raggiunto comunque e non c’è stato alcun beneficio perché nessuno dei candidati è stato eletto in comune. Vogliamo vederci chiaro”, si legge sul blog. Il post però va oltre. E chiede agli attivisti di fornire ulteriori notizie utili alle indagini. “Se qualcuno degli attivisti del Movimento 5 Stelle a Palermo sa qualcosa di più – continua il post – ce lo comunichi compilando questo form e rivolgendosi alla procura. I portavoce del MoVimento 5 Stelle accusati nel servizio hanno sporto denuncia per diffamazione e calunnia e si sono dichiarati assolutamente estranei e non coinvolti nei fatti. Ringraziamo le Iene e le persone che hanno denunciato il fatto. Se sarà accertato che i colpevoli sono iscritti al Movimento 5 Stelle saranno presi adeguati provvedimenti disciplinari”.

Intanto a Palermo è caos tra i pentastellati. Ieri alcuni gruppi di attivisti si sono riuniti per cominciare a redigere un documento da inviare a Grillo. Due le richieste che saranno avanzate al leader del Movimento: chiarire definitivamente la storia delle firme, ma soprattutto non abbandonare Palermo. Un’istanza, quest’ultima, motivata dal fatto che non si ha più notizia delle comunarie, e cioè le elezioni online per scegliere il candidato sindaco dei pentastellati per il capoluogo siciliano. Erano previste per la fine di settembre, in modo da lanciare il nome del concorrente di Orlando dal palco del Foro Italico, che ha ospitato la festa nazionale dei grillini. Poi però le comunarie sono state cancellate e rinviate a data da destinarsi, con i 122 aspiranti candidati sindaco che da settimane attendono notizie. A questo punto, però, prima di individuare il loro candidato sindaco, i vertici del Movimento dovranno mettere ordine nel Meetup palermitano: un gruppo che tra i servizi delle Iene e le nuove indagini della procura è pesantemente sotto pressione.